Zuglio, grande affluenza di pubblico alla mostra sui Celti

L'esposizione illustra la presenza della popolazione nell'arco alpino orientale, attraverso straordinari reperti archeologici

Grande successo di pubblico per l’inaugurazione della mostra “Celti sui Monti di Smeraldo” avvenuta sabato 20 giugno al Museo archeologico di Zuglio a vent’anni dalla sua apertura.

Per la prima volta si parla della storia dei Celti nell’arco alpino orientale attraverso l’esposizione di straordinari reperti archeologici rinvenuti in un ampio territorio compreso tra Veneto, Friuli Venezia Giulia, Carinzia e Slovenia occidentale.
Il titolo Celti sui monti di smeraldo evoca il paesaggio della Carnia, dove l'archeologia ha acquisito negli ultimi anni dati che hanno cambiato il panorama degli studi.

Il territorio carnico fu infatti percorso da guerrieri transalpini, che si soffermarono sulle alture più strategiche, in posizione dominante rispetto ai corsi d'acqua. Armi celtiche provenienti da rilievi e altipiani carnici sono gli indicatori preziosi della penetrazione, a partire dalla fine del IV-III secolo a.C., dei Taurisci e degli Scordisci, gruppi in movimento dall'area danubiana verso la penisola balcanica. Ma fin dal V secolo a.C. la documentazione archeologica suggerisce la presenza di stranieri abbigliati alla maniera celtica, inseriti all'interno delle comunità locali.

Numerosi gli studiosi coinvolti e di grande rilievo l'elenco delle istituzioni che hanno collaborato all'esposizione, appoggiata e sostenuta da Enti pubblici e privati. Il percorso espositivo è stato pensato per offrire un quadro aggiornato della presenza celtica.

La mostra si apre con la sezione  “Primi Celti a Nordest” (V-IV secolo a.C.) dove viene dato risalto a materiali rinvenuti a Montebello Vicentino, Montebelluna e Paularo-Misincinis: la composizione dei corredi funerari indica la mobilità non solo individuale ma anche di gruppi di stranieri, che via via si integrarono con la popolazione locale, dando vita così a nuove produzioni originali, come le fibule tipo Paularo.
La seconda sezione è dedicata invece ai luoghi di culto tra Cadore e alto Isonzo. I due principali contesti esposti, la straordinaria deposizione di armi e cavalli scoperta di recente a Kobarid/Caporetto e il luogo di culto militare di Monte Sorantri di Raveo, rientrano nei casi di aree consacrate dove venivano conservate le spoglie di nemici vinti o venivano dedicate offerte di armi alle divinità.

Da ultima la sezione dedicata alle necropoli in uso tra il III e I secolo a.C., rappresentata da diversi corredi  funerari, emblematici del Celtismo finale, da Montebelluna a S. Floriano di Polcenigo a Dernazzacco, a Socerb/San Servolo e Škocjan/S. Canziano del Carso fino a Reka presso Cerkno, Idrija di Bača, Most na Soči /S. Lucia di Tolmino e Kobarid/Caporetto. Le lunghe spade e le lance, spesso ritualmente ripiegate caratterizzano i personaggi maschili, preziosi ornamenti d’argento spiccano invece nelle tombe femminili. Nè mancano i famosi torques intrecciati che tanto hanno contributo al fascino del Celtismo, tra il Veneto orientale e il golfo di Trieste. Il percorso si conclude con una piccola ma preziosa sezione numismatica.

La mostra sarà visitabile fino al 31 ottobre il mercoledì e giovedì dalle 9.00 alle 12.00, venerdì, sabato e domenica dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00, info 0433/92562. Turismo Fvg propone visite guidate su prenotazione dal 5 luglio al 13 settembre ogni domenica alle 10.30, info 0433/929290.

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