Immigrazione, per l'assessore Roberti il Fvg è di nuovo "attrattivo" con permessi allargati

Ad innescare il dibattito il nuovo provvedimento del Governo su cui gli assessori della Giunta Fedriga danno un parere complessivamente negativo

"Allargare le maglie per quanto riguarda i cosiddetti permessi speciali non significa solamente consentire a più persone di rimanere sul nostro territorio. Il rischio molto alto è anche quello di diventare nuovamente attrattivi come accadeva prima dell'introduzione del Decreto Sicurezza del 2018 quando, grazie ai permessi umanitari, l'Italia garantiva ai migranti un livello di protezione superiore rispetto agli altri Paesi europei". 

Questo l'allarme lanciato dall'assessore alle Politiche dell'immigrazione, Pierpaolo Roberti, durante la seduta della Commissione speciale immigrazione e italiani all'estero della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che si è tenuta oggi in videoconferenza. Commissione chiamata a discutere sul decreto legge 130 del 21 ottobre 2020 "Disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare".

"Chi si vedeva la propria domanda di asilo rifiutata, per esempio in Germania o in Austria - ricorda Roberti -, finiva per tornare nella nostra regione per presentare la medesima richiesta. In Italia, fino all'approvazione del Decreto Sicurezza, la protezione umanitaria veniva infatti concessa in modo praticamente indiscriminato". 

"Il Friuli Venezia Giulia è da sempre una delle regioni investite direttamente dal fenomeno migratorio che segue la rotta balcanica. Non possiamo diventare di nuovo la destinazione finale anche di questo flusso di ritorno. Basti ricordare - sottolinea l'assessore - che all'epoca, per arginare la difficile situazione venutasi a creare, vennero istituite le pattuglie miste italiano-austriache dedicate al controllo dei confini". 

"Sul nuovo provvedimento del Governo diamo comunque un parere complessivamente negativo - afferma Roberti -. Tra le parti che riteniamo particolarmente inopportune anche la decisione di attivare, già nella fase della prima accoglienza, alcuni programmi di inserimento come i corsi di lingua italiana e altre iniziative di carattere assistenziale che adesso vengono garantiti solo in un secondo momento. Molto spesso - rimarca l'assessore in conclusione - chi arriva nel nostro Paese non possiede infatti i titoli per rimanere sul territorio nazionale".

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