Pittoni (Lega): "Contro criminalità, pattuglie miste lungo il confine"

Secondo l'esponente del carrocci, l'accordo tra Austria e Italia andrebbe esteso anche in Slovenia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

«L'accordo intergovernativo Italia-Austria per l'utilizzo di pattuglie miste con il compito di presidiare i territori di confine, va esteso alla Slovenia. Il pattugliamento deve riguardare tutti i confini della regione, altrimenti il problema degli ingressi irregolari viene solo spostato. Ci viene già segnalato, peraltro, l'utilizzo per passare la notte o anche solo per bivacchi da parte di sconosciuti, di abitazioni isolate approfittando dell'assenza dei legittimi proprietari, sia sulla fascia confinaria austriaco sia su quella slovena. Fatti neppure denunciati alle forze dell'ordine per timore di dispetti, in quanto i proprietari hanno la sensazione che chi segnala la “disponibilità” dei potenziali “campi base” sia piuttosto ben informato».

Lo afferma il già senatore Mario Pittoni, della segreteria politica federale della Lega Nord, che nella passata legislatura è stato capogruppo del Carroccio in commissione Politiche dell'Unione Europea. «Le pattuglie miste per il contrasto all'immigrazione clandestina – spiega Pittoni -, impiegabili anche contro la criminalità organizzata transfrontaliera lungo tutta la fascia confinaria nazionale, rientrano in un pacchetto di proposte che come Lega Nord ci apprestiamo a presentare come “suggerimenti” alle Amministrazioni locali, prime vittime dell'attuale emergenza, per mozioni dedicate con cui “bombardare” Roma, sperando che finalmente qualcosa si muova.

L'Italia può infatti intervenire sia a livello legislativo, ad esempio riportando a due i livelli di protezione per i richiedenti asilo come negli altri Paesi, sia promuovendo in Europa l'apertura degli uffici dove presentare la domanda d'asilo direttamente nei Paesi di transito extraeuropei (ripartendo poi equamente chi sarà accettato tra i Paesi dell'Ue), evitando in questo modo – conclude Pittoni - lo stazionamento di tanti richiedenti asilo sul nostro territorio».

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