Il “turismo radicato” del Fogolâr Civic

Un bastione di Corfù è intitolato alla più potente casata storica del Friuli udinese. Delegazione civista friulana in visita alle antiche fortificazioni dell'isola greca, sulle orme del grande ingegnere militare che disegnò la fortezza stellata di Palmanova: Giulio Savorgnan. Il presidente prof. Travain: “Aprirsi al mondo senza perdersi, annullarsi, rinnegarsi!”.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Una delegazione del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic”, guidata dal segretario del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, dott. Andrea Cantoni, ha visitato, in questa seconda metà di agosto 2018, le fortificazioni veneziane dell'isola greca di Corfù, nella ricorrenza calendariale dell'epica e vittoriosa resistenza veneziana contro gli Ottomani nel 1716, resistenza cui certo giovarono le difese cinquecentesche predisposte dal grande ingegnere militare friulano Giulio Savorgnan, cui si devono validi interventi nelle maggiori roccaforti dello storico Levante veneto, del cosiddetto “Stato da Mar”, e la stessa fortezza di Palmanova. “Qualificare l'offerta turistica connettendola alle radici culturali e territoriali del turista stesso; radicandola nella storia della sua gente, della sua terra; nella sua identità più o meno cosciente, latente, dormiente. Ricercare e ritrovare, in qualche modo, in tutto il mondo le tracce del proprio piccolo mondo: legami antichi che oggi ancora possono regalare emozione e profondità al nostro vivere standardizzato”: questo il commento del presidente dei due sodalizi, prof. Alberto Travain, mentre da Corfù giungono nel capoluogo friulano le immagini del Bastione Savorgnan, intitolato all'illustre membro della potentissima famiglia friulana associata al blasone alla città di Udine ed accreditata presso l'antica Repubblica di Venezia per le sue significative virtù civili e militari. “Un 'turismo radicato' – ricorda Travain – si costituisce come didattica dell'interconnessa armonia tra globale e locale, tra apertura e radici: significa ritrovare legami e motivi ulteriori per sentirsi cosmopoliti, cittadini del mondo che ritrovano ovunque traccia storica della propria terra e della propria gente rafforzando così l'orgoglio d'appartenenza in una chiave aperta di considerazione e d'interrelazione planetarie. Di questo abbiamo bisogno oggi: di aprirci senza perderci, senza annullarci, senza rinnegarci!”.

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