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Cronaca

Il Fogolâr Civic ricorda Cecco Beppe

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

"Viva l'Europa dei cittadini! Viva chi ha saputo farci cittadini di un'Europa vera!": così si è inneggiato in occasione del brindisi che, il 21 novembre 2016, il Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic" ha dedicato a Udine, al ricordo, nel centenario della scomparsa, dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Asburgo-Lorena, "duca del Friuli, conte principesco di Gorizia e Gradisca, margravio d'Istria e Signore di Trieste", antico sovrano delle genti del Friuli Venezia Giulia e di tante nazioni del Vecchio Continente, soprattutto mito internazionale di buon governo e unità dei popoli. Nell'orazione del suo presidente, il prof. Alberto Travain, il sodalizio euroregionalista friulano ha, quindi, commemorato il massimo simbolo del mito asburgico riprendendo innanzitutto la lezione del noto germanista Claudio Magris, al quale si deve una celeberrima riflessione sull'argomento, per poi riproporre una suggestiva anonima dedica poetica scritta per il monarca e la moglie Sissi da un udinese nel 1857, quando la coppia imperiale fu ospite nel capoluogo storico friulano. Prima del brindisi, tenutosi presso il palazzo cittadino in cui alloggiò all'epoca il sovrano, si sono succeduti diversi ed interessanti interventi, tra cui segnatamente quelli dello scrittore sandanielese Maurizio Di Fant e dello studioso romano Alfredo Maria Barbagallo. In serata, precisamente alle ore 21 del giorno 21 novembre, a cento anni esatti dalla scomparsa dell'imperatore, un messaggio elettronico del Fogolâr Civic ha raggiunto tutti i Consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia . Eccone il testo. "Alla cortese attenzione dei Consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia / Oggetto: OMAGGIO UDINESE AL 'BON PARI' DELLA MITTELEUROPA nel centenario della scomparsa dell'imperatore asburgico Francesco Giuseppe I, duca del Friuli, conte principesco di Gorizia e Gradisca, margravio d'Istria e Signore di Trieste, antico sovrano delle genti del Friuli Venezia Giulia e di tante nazioni del Vecchio Continente / Pregiatissimi Rappresentanti, il Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico 'Fogolâr Civic' di Udine desidera condivide segnatamente con Loro il ricordo dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Asburgo-Lorena, antico sovrano delle genti del Friuli Venezia Giulia e mito internazionale di buon governo, nel centenario della sua scomparsa avvenuta a Vienna alle ore 21 del 21 novembre 1916. Alla stessa ora, cent'anni dopo, simbolicamente s'invia alla Loro cortese attenzione l'anonima lirica che un cittadino udinese, nel marzo 1857, dedicò al monarca mitteleuropeo e alla bellissima sua consorte, la celeberrima imperatrice "Sissi", ospiti entrambi del capoluogo friulano. Il documento, tratto dalla locale Biblioteca civica, celebra il 'Cesare' austriaco approdato nella 'primiera di Julo antica sede' ovvero nel Friuli, terra cesariana per antonomasia, cresciuta nel vanto della propria nativa funzione di 'forum', crocevia e cuore dei popoli d'Europa. In calce e in allegato, dunque, il testo, stampato a Udine presso la storica Tipografia Turchetto, preceduto da breve presentazione dell'iniziativa sociale in oggetto, omaggio al 'bon Pari' - lo definì così il rinomato poeta ottocentesco friulano Pietro Zorutti - della Mitteleuropa, ultimo capo di Stato comune a tante nazioni di un Continente che le cui divisioni avrebbero portato a ulteriori conflitti nonché alla scomparsa non solamente della vecchia Austria imperiale bensì dell'Europa intera dalla grande scena della politica mondiale. Un liberale contributo al recupero condiviso della memoria e delle tradizioni che fanno del Friuli Venezia Giulia uno scrigno di sentimenti e di civiltà davvero europei. Distintamente, prof. Alberto Travain / Presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico Fogolâr Civic / Udine, 21 novembre 2016 (PRESENTAZIONE: Il 'bon Pari' ovvero il buon Padre: ecco come il celebre poeta friulano Pietro Zorutti aveva definito nell'Ottocento il suo imperatore e duca regionale, Francesco Giuseppe d'Asburgo-Lorena, in una lirica in 'marilenghe' inserita nell'ambito di una raccolta celebrativa del sovrano viennese in tutte le lingue dell'Impero austriaco. Memorie obliate, memorie esecrate da ragion politica, ancor più da quando uno Stato nazionale subentrò nel governo delle terre friulane alla cosmopolita Monarchia asburgica, caduta infine ma mai scomparsa nell'ammirato ricordo locale di amministrazione ordinata e valida convivenza internazionale. A riscatto di quelle memorie, spesso confinate al focolare domestico, l'udinese Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico 'Fogolâr Civic' vuole ricordare ora il centenario della scomparsa dell'imperatore Francesco Giuseppe, massimo simbolo di un mito asburgico ancora caro a tanti Friulani e tra i popoli contermini, riproponendo simbolicamente al più vasto consorzio l'anonima lirica che un cittadino locale, nel marzo 1857, dedicò al sovrano mitteleuropeo e alla sua bellissima consorte 'Sissi', allora ospiti nel capoluogo del Friuli, terra definita come 'primiera di Julo antica sede' ossia la regione di Giulio Cesare, acclamante l'epigono danubiano del proprio antico padre della patria. Una testimonianza 'controcorrente', anonima, furtiva, timorosa di ritorsioni nazionalistiche, sottratta a lunga 'damnatio memoriae' e procedente da quella Udine e da quel Friuli che, con il Trattato di Campoformio, videro l'avvio di una fase storica che segnò l'apice dell'espansione austriaca in Italia e l'ultimo fallito tentativo ottocentesco di una Mitteleuropa provvidenzialmente unita, ideale erede di quella costruita oltre un millennio prima dalla Madre Aquileia. TESTO:

Quando

Le LL. MM. II. RR.

di

Francesco Giuseppe I.° d'Austria

ed

Elisabetta Amalia di Baviera

reduci dal Lombardo-Veneto

onoravano dell'augusta presenza

la Città di Udine

~

un divoto Cittadino

UMILIAVA CONSACRAVA

-------------------------------------

I.

L'Italo a rallegrar gemino Impero

Cesar dall'Istro come Padre scende,

Venegia e Insubria a reverir l'attende

Con i voti onor e cuor sincero.

~

E solea i flutti avversi, che a Lui diero

Grave periglio, atre procelle orrende

Animoso qual'Uom, che in se comprende

Invitto Prence, e strenuo guerriero.

~

E speme or sorge dal felice evento

Che alla serbata fè doni clemente

Costante grazia, ed agli error perdono.

~

Al favor sommo che largir già sento

Plaudir con voce ognun riconoscente

Ovunque udrassi e benedire il Trono.

II.

La speme non fallì. Così era scritto

In ciel, nè il vaticinio mio fu vano.

Cesare stese la Paterna mano

E segnò di perdono il grande Editto.

~

Dai ceppi sciolto terga il ciglio afflitto

Quegli al riscatto generoso umano,

Lieto ritorni l'esule lontano

Ed ambi abborran ogni suo delitto.

~

Riedan edotti nel sentier d'onore

E fieno paghi della loro emenda

Il Nume, il Prence e la lor Patria intera.

~

E di lor vita fino all'ultim'ore

L'Alto dono membrando e la vicenda

Ergan di grazie al Ciel prece sincera.

III.

Prence, che in mente giovanile accoglie

Sensi maturi di saper sublime,

Che a Religion si affida e i lumi coglie

Nel grave incarco d'alto suo Regime,

~

Che non l'abbaglia delle regie soglie

Lo splendor, nè il poter vasto l'opprime,

Che all'armi pronto, il grido a Marte toglie,

Poichè di pace son l'idee sue prime;

~

Che al animar scïenze ed arti inteso

Il merto premia e il fallo rio perdona

D'amor seguendo e di pietà l'invito;

~

Quest'è il MONARCA dagli Absburghi sceso

Di virtù cinta la regal Corona

"Emulo a Numa, ad Antonino, a Tito".

IV.

Il vivid'estro che agita e concede

Di Pindo il Dio, il vol suo spiega, e mena

Ove raggio di grazia oggi serena

La primiera di Julo antica sede.

~

Augusta DONNA, che a seguir ti diede

L'Eccelso SIR, che all'Istro il pie' rimena,

Odi il fragor de' plausi, il passo affrena

Ch'arra essi son di riverenza e fede.

~

Di Tua presenza al sommo amor che doni

Questo popol devoto, oh! quanto ammira

Di Tua grand'alma le virtù splendenti!

~

Di tali pregi attonita risuoni

Dal Nome Tuo resa immortal mia lira

Fra le più tarde e più remote genti.

)

"

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