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«Borsa dell'acqua calda» o «una camomilla», i rimedi "creativi" delle guardie mediche

La lettera di protesta di una donna udinese, che dichiarando un forte dolore addominale si è vista consigliare i rimedi da due professionisti

Vista la possibilità di essere informati che fornisce la rete ultimamente si fa molta ironia sulle diagnosi “fai da te”. Molte persone credono di poter risolvere in autonomia i propri problemi di salute, forti delle direttive che offrono tanti siti dedicati al mondo della salute. In questo caso però il rimedio “artigianale” è stato consigliato da un professionista. «Sente forti dolori addominali? Provi con la borsa dell’acqua calda» ha sentenziato l'esperto. La vicenda è stata segnalata in una lettera agli organi di stampa da parte della vittima di questa situazione, vale a dire Irene Giurovich, giornalista udinese che - paradossalmente - ricopre anche il ruolo di addetto stampa dell’Ordine dei medici. 

Il testo della lettera

Borsa dell'acqua calda prima. Camomilla poi. Mi sono sentita fornire queste indicazioni “sanitarie”, si fa per dire, da due medici contattati nella notte del 16 maggio per crampi addominali fortissimi che non mi consentivano di stare in piedi e mi creavano dolori di forte intensità.

Prima di 'intasare' il Pronto Soccorso, credendo ancora nella funzione elimina-code della Guardia Medica, contatto il servizio territoriale ed espongo la situazione punto per punto. Telefonicamente una dottoressa, verso le 2 di notte, mi dice di assumere la tachipirina 1000, non avendo io in casa altri farmaci, e, cosa ancora più importante – lo sottolinea più volte nel corso della chiacchierata – di tenermi una borsa di acqua calda sull'addome...

Mi dice di aspettare un'ora e poi richiamare. I dolori aumentano e dopo 45 minuti sono costretta a ricontattare la Guardia Medica. Mi risponde un dottore (la sua collega della borsa d'acqua calda aveva terminato il turno) e mi rivela che per questi problemi la tachipirina non va bene e dunque la sua collega aveva sbagliato. 

Che devo fare?, domando.
“Provi con la camomilla, se non passa vada in ospedale”.
Con la camomilla?
Credo non servano parole ulteriori per commentare queste indicazioni 'terapeutiche' davvero particolari...
Morale: alle 3.15 mi reco in Pronto soccorso a Udine dove per fortuna vengo trattata non con camomilla o borse d'acqua calda, ma con flebo.
Quanto indicato in questa lettera/reclamo – relativamente alla quale ho informato preventivamente l'Ordine dei Medici di cui sono addetto stampa - serva per una riflessione sul comportamento deontologico di certi medici e sull'utilità del servizio svolto in siffatto modo.?
Grazie per l'attenzione e gli opportuni provvedimenti in merito.
Dott.ssa Irene Giurovich

 

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