Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Foci e canali inquinati in Friuli: multa di 66 milioni dalla Ue?

In provincia di Udine fortemente contaminata la zona delle foci dello Stella. Possibile arrivo a gennaio 2016 di una maxi-multa dall’Unione europea per la mancata depurazione: si tratat di 66 milioni di euro di sanzione, pari a 53,6 euro per ogni cittadino

Sono ancora le foci dei fiumi e di canali a mettere a rischio la salute del mare del Friuli-Venezia Giulia. Degli otto punti monitorati lungo i 111 chilometri di coste tre punti sono risultati “fortemente inquinati” e quindi con una presenta di carica batterica almeno del doppio rispetto ai limiti consentiti dalla legge: alle foci dei fiumi Isonzo e Stella e del canale di via Battisti a Muggia), che da anni continuano a immettere in mare sostanze che mettono a serio rischio il delicato ecosistema marino della regione. Fiumi e canali che raccolgono scarichi non depurati adeguatamente o addirittura che confluiscono a mare senza alcun tipo di trattamento. Criticità, quelle sul sistema depurativo, per le quali anche l’Unione Europea ci chiede di fare presto: la nuova procedura di infrazione arrivata nei mesi scorsi coinvolge anche otto agglomerati urbani del Friuli-Venezia Giulia nei quali sono state riscontrate “anomalie” circa il trattamento dei reflui. Legambiente chiede quindi che Regione e amministrazioni comunali, sia dei centri costieri che dell’entroterra, si attivino immediatamente per risolvere i gravi deficit depurativi ancora presenti e non compromettere ulteriormente una delle principali risorse di questo territorio. Oltre il danno è in arrivo anche la beffa. Secondo il rapporto della "Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle infrastrutture idriche", consegnato in questi giorni alla Camera dei Deputati, la regione più esposta alle multe in arrivo dall'Unione Europea per l'assenza di depurazioni è proprio il Friuli Venezia Giulia. Secondo i calcoli della stessa struttura, la multa in arrivo dal 1° gennaio 2016 sarà di circa 66 milioni di euro pari a 53,6 euro per ogni cittadino, sette volte la media nazionale (8,1 euro).

È questa la fotografia scattata dalla celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che chiude il suo tour 2014 proprio in Friuli-Venezia Giulia. L’istantanea regionale sulle acque costiere dell’equipe tecnica della Goletta Verde è stata presentata questa mattina, in conferenza stampa a Monfalcone da Mattia Lolli, portavoce di Goletta Verde e Michele Tonzar, Legambiente Friuli-Venezia Giulia, alla presenza di Mara Cernic, vice presidente Provincia di Gorizia, Franco Sturzi, Arpa FVG e Massimo Schiavo, assessore all’urbanistica del Comune di Monfalcone.

Proprio alla vigilia della stagione balneare, inoltre, l’Unione Europea ha nuovamente avviato una procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane (procedura n. 2014/2059 del 31 marzo 2014) - dopo già due condanne a carico del nostro Paese - che coinvolge 8 agglomerati urbani del Friuli-Venezia Giulia (per un totale di 350.309 abitanti equivalenti) per i quali non è stato dimostrato che tutto il carico generato riceve un adeguato trattamento secondario o gli impianti non sono completamente conformi alla direttiva europea. Nel mirino dell’Ue sono finiti gli agglomerati urbani di Trieste-Muggia; Fiume Veneto; Maniago; Prata di Pordenone; Rivignano; San Daniele del Friuli; Pasian di Prato e Tricesimo.

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente il 2 agosto scorso. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

Come detto sono tre i campionamenti, sugli otto complessi, che hanno ricevuto un giudizio di “fortemente inquinato”. Si tratta del prelievo effettuato a Muggia, in provincia di Trieste, alla foce del canale Battisti/Largo Caduti per la libertà (il cui agglomerato urbano come detto rientra anche tra quelli finiti nella procedura di infrazione dell’Ue); alla foce del fiume Stella, nel comune di Precenicco in provincia di Udine e alla foce del fiume Isonzo, nel comune di Grado in provincia di Gorizia. Per quest’ultimo punto è doveroso specificare che è in corso di realizzazione la cosiddetta “Dorsale goriziana”, maxi progetto da 40 milioni di euro che prevede la realizzazione di un unico, grande collettore fognario interrato da 25 chilometri che convoglierà tutti i reflui del territorio provinciale verso un solo impianto di depurazione, eliminando qualsiasi versamento nel fiume. È stato inoltre dato avvio ai lavori del mega depuratore da 50 milioni che sorgerà pochi metri oltre il confine, alle spalle del cimitero centrale di Gorizia, nel quale saranno convogliate a partire dal 2017 tutte le acque degli scarichi fognari di Nova Gorica che da anni finiscono nel torrente transfrontaliero Corno.

Proseguendo con i dati rilevati dal laboratorio mobile della Goletta Verde, è risultato nella norma il carico batterico rilevato a Trieste (al lungomare Benedetto Croce, in località Barcola); presso la spiaggia di Sistiana a Duino-Aurisina; alla spiaggia di Grado (presso incrocio viale del Sole/via Svevo); alla spiaggia sotto la terrazza a mare nel comune di Lignano Sabbiadoro. Infine discorso a parte merita il campionamento eseguito alla spiaggia di Marina Julia (via delle Giarrette) di Monfalcone. I valori di enterococchi intestinali riscontrati dai nostri tecnici sono di pochissimo al di sotto dei limiti di legge (190 UFC/100 ml  rispetto al limite di 200 UFC/100). Per il punto in questione le acque di balneazione sono classificate ancora come di qualità “scarsa”. Vale la pena ricordare la direttiva europea (2006/7) quale stabilisce che, se le acque di balneazione sono di qualità “scarsa” per cinque anni consecutivi, è disposto il divieto permanente di balneazione, quindi entro il 2015 occorre raggiungere una qualità “sufficiente”. I divieti di balneazione che hanno interessato l’area, anche recentemente, non solo preoccupano i bagnanti e i cittadini, ma segnalano una criticità che va risolta al più presto.

Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli olii esausti. Proprio per questo anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che da 30 anni si occupa della raccolta e del riciclo dell’olio lubrificante usato su tutto il territorio nazionale, è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. 

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