"Vogliamo dire messa in friulano": attendono l'ok del Vaticano da 10 anni

L’associazione Glesie furlane si batte da 40 anni per il diritto a pregare in friulano. Gli ultimi preti rimasti a perorare la causa operano tutti in provincia di Udine

Immagine d'archivio

«Chiediamo solo di poter pregare in friulano, la nostra lingua. Sono dieci anni che aspettiamo l’autorizzazione del Vaticano». Pre Romano Michelotti di anni ne ha 71 e per il diritto a celebrare la messa in friulano si batte dai tempi del Concilio Vaticano II. Da quando, insomma, si stabilì che per le funzioni si potevano usare le lingue parlate e comprese dai fedeli e non solo il latino. Anche se, puntualizza (in friulano) al telefono con il Corriere della Sera «già nel secondo dopoguerra in Friuli abbiamo iniziato a discutere di come portare la nostra lingua in chiesa».

Il diritto di pregare in friulano

Oltre mezzo secolo dopo l’inizio delle riflessioni e quarant’anni dopo la fondazione di Glesie furlane, l'associazione di laici e preti friulani che porta avanti il diritto dei friulani di pregare nella loro lingua, la risposta del Vaticano ancora non è arrivata, come riporta un articolo del Corriere della Sera. La Bibbia è stata tradotta, il messale anche. «Ci abbiamo messo dieci anni per tradurre la prima, cinque o sei per il secondo. Nessuna improvvisazione: della commissione che se n’è occupata, istituita dal vescovo, facevano parte traduttori ma anche liturgisti, teologi e biblisti che hanno analizzato e valutato i testi», spiega il sacerdote. Il passo successivo è stato inviare i prototipi alla Congregazione per il culto per l’approvazione. Che non è mai arrivata»..

Dal Vaticano nessuna risposta

«Mai ricevuto niente in risposta. Intanto il Papa è cambiato, il vescovo ci consiglia di continuare ad aspettare. Noi andiamo avanti: la messa in friulano la diciamo dagli anni 70, nessuno lo vieta. Però vorremmo che questo diritto ci fosse riconosciuto», argomenta pre Romano. Già, perché delle decine di sacerdoti promotori degli anni ’70 ora sono rimasti in dieci, tutti fra i 70 e gli 80 anni e in gran parte operanti in parrocchie della provincia di Udine. Ogni tanto, certo, anche altri sacerdoti celebrano le funzioni in friulano, magari in occasione di determinate festività come il patrono del centro. Ma lo zoccolo duro resta quello capitanato da pre Romano. Che tira dritto e pazienza se qualcuno, ogni tanto, dopo messa lo ferma per lamentarsi: «E’ curioso che si tratti soprattutto di friulani, preoccupati di fare brutta figura con i forestieri. Che invece apprezzano: dicono che anche se non capiscono le parole sentono il calore della preghiera».

La speranza di convincere altri sacerdoti

Per questo pre Romano continua a combattere: «La fede evangelica deve entrare nella realtà concreta della gente: ecco perché ci teniamo tanto alle celebrazioni in friulano». La storia della battaglia di Glesie Furlane è diventata un documentario, Missus, girato dal regista Massimo Garlatti-Costa. E’ in friulano, con sottotitoli sia in inglese che in italiano: sarà presentato a dicembre a Udine, ma è già in tour in diverse zone d’Italia dove ci sono minoranze linguistiche attive. Il sacerdote spera che questo progetto riporti l’attenzione sul messale in friulano mai approvato. E, magari, avvicinerà anche altri sacerdoti all’associazione: «Ormai abbiamo tutti una certa età. Quando tireremo le cuoia, se il Vaticano non sblocca la situazione, nessuno prenderà la nostra eredità: dovremo dire addio alla messa in friulano».

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