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Giulio Regeni: trovato il computer, non lo smartphone

Il dispositivo è in mano agli inquirenti della Procura della Repubblica di Roma. Nel frattempo il mondo accademico si mobilita con quasi 5.000 firme a favore della ricerca della verità sul giovane ricercatore

Una riunione del dicembre scorso del sindacalismo indipendente egiziano potrebbe aver tradito in qualche modo Giulio Regeni, i cui funerali saranno celebrati venerdì a Fiumicello. Gli inquirenti della Procura di Roma, che indagano sul decesso, stanno cercando di ricostruire l'attività di studio e lavoro del giovane. Uno degli snodi fondamentali - si sottolinea - è il meeting avvenuto al "Centro servizi per i lavoratori e i sindacati (Ctuws)". Chi indaga ritiene che tra i 100 e oltre invitati al vertice possa nascondersi chi ha fatto del male al ragazzo. In questo senso i magistrati hanno messo in programma l'ascolto di accademici, altri ricercatori o stageisti, che dall'Egitto verranno in Italia per essere presenti ai funerali di Giulio. L'obiettivo è raccogliere il maggior numero di informazioni sull'attività svolta da Giulio in Egitto e sulla rete di informatori su cui poteva contare per il suo lavoro.

BANDIERE A MEZZ'ASTA IN REGIONE PER I FUNERALI DI REGENI

UNA PRIMA INFORMATIVA. All'attenzione del magistrato c'è anche la prima informativa che gli uomini del Ros e dello Sco hanno inviato sull'attività svolta da alcuni giorni proprio in Egitto. Dell'incontro di dicembre Regeni ne aveva riferito in un articolo pubblicato dal Manifesto. Ora si vuole definire quali erano i contatti di Giulio. Anche se non si esclude che a quella riunione, dove potrebbe esser stata notata la presenza di un italiano, possano aver operato degli 'infiltrati'. Intanto secondo quanto si è appreso sono continui collegamenti con la magistratura egiziana da parte del pm Sergio Colaiocco. Autorevoli fonti della Procura di Roma, hanno inoltre riferito che il computer portatile del ricercatore è nella disponibilità degli investigatori italiani. Il pc è stato consegnato agli inquirenti dalla famiglia del ragazzo, dopo la visita al Cairo in seguito alla scomparsa di Giulio. A quanto si è appreso non risulta ai genitori la proprietà o l'uso di alcun tablet o iPad o altri supporti digitali. L'unico "elemento" non trovato è invece il cellulare che Giulio portava sempre con sé. Chi indaga ha già chiesto la 'ricostruzione' dei tabulati per definire il traffico e le diverse chiamate.

LA MOBILITAZIONE ACCADEMICA. Accademici uniti per Giulio Regeni. All'appello scritto da due docenti di Cambridge, Anne Alexander e Maha Abdelrahman (quest'ultima specializzata in politiche di opposizione e movimenti di protesta in Medio Oriente seguiva nella tesi il 28enne), hanno risposto 4.600 professori da tutto il mondo per chiedere "verità e giustizia" per il ricercatore. La lettera è stata inviata dalle ambasciate di Londra e di Roma al governo di Al Sisi. A sottoscriverla docenti dalla Gran Bretagna e dall'Italia in primis ma anche da Perù, Australia, Tibet, Nicaragua, Turchia, Tunisia, Egitto, Qatar, Marocco, Israele. "Chi sapeva della scomparsa diGiulio Regeni, prima del ritrovamento del corpo, era disperatamente preoccupato per lui, visto che era sparito nel mezzo di una campagna di sicurezza sfociata in arresti di massa, in un contesto di drammatico aumento delle denunce di torturenelle stazioni di polizia e casi di sparizioni, secondo la documentazione offerta da organizzazioni locali e internazionali per i diritti umani", è scritto nella lettera, che denuncia l'ipocrisia del Ministero della Difesa egiziano poiché omette pratiche di tortura che sono routine.

FIRMATARI. Tra i firmatari ci sono anche la preside della Normale di Pisa Daniela Della Porta, Isabella Camera D'Afflitto della Sapienza, Andrea Teti dell'Università di Aberdeen, ma anche lo studioso francese Olivier Roy e Yazid Sayigh del Carnegie Center di Beirut.
 

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