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Giulio Regeni, il «grazie» della mamma e le mosse dell'Italia

Paola Regeni ha voluto ringraziare con una lettera inviata a "Repubblica" per tutti gli attestati di solidarietà ricevuti in questo periodo. Rientrato l'ambasciatore Massari a Roma

Molte lettere «di mamme che con estrema delicatezza chiedono di poter considerare Giulio anche figlio loro», «Grazie. Mi ha aiutato a ritrovare energia per continuare…». Così Paola Regeni, madre di Giulio, in una lettera pubblicata in prima pagina ieri su Repubblica. «Giorno dopo giorno», ha scritto, «emerge con sempre più forza come la tragica vicenda di Giulio abbia emozionato tantissime persone che con discrezione si avvicinano alla nostra famiglia, esprimendo la loro partecipazione con una lettera. Lettere di affetto, di solidarietà, di sostegno nella ricerca della verità e soprattutto di empatia!».

L’AMBASCIATORE. Nel frattempo l’ambasciatore italiano in Egitto, Maurizio Massari, ha lasciato il Cairo ed è rientrato in Italia, dove è stato richiamato per consultazioni dal ministro degli esteri Paolo Gentiloni. Per Il Cairo, la decisione di convocare l'ambasciatore è in contrasto con la collaborazione auspicata nell'inchiesta sulla morte del giovane ricercatore. 

GENTILONI. «Non c'è da parte nostra una rinuncia a chiedere che venga assicurata la verità, come è doveroso che sia. C'è la decisione, visto che il livello di collaborazione si è rivelato insufficiente, di prendere delle misure che diano questo segnale di insoddisfazione in modo proporzionato e senza scatenare guerre mondiali», ha dichiarato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in merito al richiamo per consultazioni dell'ambasciatore Massari dopo il nulla di fatto delle indagini sulla morte di Regeni. «Nei prossimi giorni valuteremo le misure da prendere», ha ribadito.

CRISI DIPLOMATICA. Il richiamo dell'ambasciatore italiano al Cairo è stato solo il primo passo dopo il fallimento del vertice romano tra i magistrati e l'Italia è pronta a prendere nuove misure nei prossimi giorni. Da parte sua, dopo 24 ore di attesa, il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry ha espresso la propria "irritazione" in una telefonata con Gentiloni «per l'orientamento politico che l'Italia comincia a prendere nel trattare il dossier».

MISURE SUPPLEMENTARI. I «nuovi passi» di cui ha parlato Gentiloni potrebbero tradursi in misure cautelative per gli italiani che viaggiano in Egitto, a cominciare da studenti e ricercatori come Giulio Regeni, e in uno stop degli scambi culturali. Già ad un livello successivo si posizionerebbe una sorta di 'sconsiglio' da parte della Farnesina ad andare in Egitto dichiarandolo Paese 'non sicuro', mossa che colpirebbe in maniera pesante il già disastrato business del turismo.A livello politico il ventaglio delle possibilità prevede il raffreddamento delle relazioni, ovvero un 'downgrade' del livello dei contatti (missioni e consultazioni delegate a sottosegretari o funzionari, non più a ministri) e, ovviamente, il congelamento dei vertici intergovernativi annuali. Quello di quest'anno, che era in agenda pur senza una data, a meno di svolte clamorose non si terrà. L' 'atomica' delle sanzioni economiche e il blocco di tutti gli accordi commerciali (si parla di 5 miliardi di investimenti, a partire dal maxi giacimento di gas di Zohr) viene, almeno per il momento, ritenuta l'ultimissima ratio, nel caso in cui la situazione dovesse irrimediabilmente precipitare. Ma sarebbe il proverbiale punto di non ritorno e comunque per un passaggio del genere sarebbe necessario un sostegno concreto dei partner europei, dal momento che misure unicamente bilaterali finirebbero per essere inefficaci e inutilmente autolesionistiche.
 

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