Da Taylor Mega all'attivista scrittrice: lo scontro editoriale di due friulane agli antipodi

Gaia Baracetti è una scrittrice indipendente di Udine: ha scritto al libraio Giovanni Tomai dopo aver letto la sua recensione del discusso libro di Taylor Mega

Taylor Mega a sinistra e Gaia Baracetti a destra

Scrivere del Friuli è difficile: la nostra terra è schiva e piena, potente e sorprendente, abitata da donne e uomini con caratteri forti e orgogliosi. La storia che ci caratterizza come terra di conquiste forse è difficile da evitare, da scrollare dalle nostre spalle arcigne, ma ci deve essere concesso anche di essere altro. Ecco, dunque, che a rompere questo tabù ci ha pensato, inaspettatamente, il libro autobiografico di Taylor Mega, l'influencer di Carlino, nata Elisia Todesco e diventata celebre per le sue frequentazioni e le sue partecipazioni televisive
La recensione del libraio Giovanni Tomai è servita per una riflessione: gli editori friulani sono in grado di prendere in considerazione un aspetto del nostro territorio che ne sveli anche la parte meno nobile, quella noiosa delle province lente e scarse di attrattive per i giovani? A detta del libraio, l'unica ad esserne riuscita a parlare è proprio, inconsapevolmente, l'influencer di Carlino. A ribattere è, però, l'attivista e scrittrice Gaia Baracetti che, con una lettera indirizzata all'editore, si chiede se non sia proprio una scelta editoriale il "lasciare fuori dalla porta principale" chi rivendica "totale libertà artistica".

La lettera

Ciao Giovanni,
non ci conosciamo, anche se più volte mi sono riproposta di entrare nella tua libreria per presentarmi e soprattutto parlarti dei miei libri; sono udinese e pubblico da dieci anni, è una mancanza da parte mia non averlo ancora fatto.

Colgo allora l'occasione offerta dalla recensione che hai scritto dell'autobiografia di Taylor Mega, che a quanto leggo ha fatto discutere e stimolato un dibattito.

A me personalmente ha fatto arrabbiare - non con te, ci arrivo - ma ho esitato prima di intervenire, non volendone fare una questione personale. Tu dici che la biografia in questione è "il primo libro con un qualche retroterra editoriale che si avvicini a parlarmi della bomba che è scoppiata quaggiù, dell'esplosione che ha distrutto una generazione". Leggendo questa frase e la tua recensione in generale, non ho potuto fare a meno di ricondurle alla mia esperienza: ho scritto tre romanzi ambientati a Udine e in Friuli e con una generazione (leggermente più vecchia di quella di Taylor) come protagonista, e nonostante i miei sforzi e, sinceramente, i miei meriti, non sono riuscita a farli notare da coloro che hanno il potere di decidere quali libri si leggono e quali no.

Gaia Baracetti è nata a Udine ma ora risiede a Dierico, una piccola frazione di Paularo: qui scrive, alleva un piccolo gregge di pecore Brogna delle quali vende la lana. Vive in maniera il più naturale possibile, vendendo anche uova fresche, galline e agnelli, oltre che, appunto, i suoi libri. Oltre a tutto ciò, si impegna da anni nella difesa del Rio Pecol contro la privatizzazione per costruire una centrale idroelettrica.

I miei romanzi e le mie poesie sono arrivati lo stesso a molte persone; con anni di blog ho costruito un piccolo seguito (niente rispetto alle migliaia di follower del più scarso degli influencer), ma pochissimi media mi hanno degnato di una recensione; quando ho chiesto di partecipare a un importante festival letterario friulano sono stata umiliata in un modo che avrei molto piacere di raccontare pubblicamente se non temessi una querela, e non ho mai avuto nessuno spazio nei numerosi eventi culturali dedicati ai libri, con l'eccezione di qualche intervista a giornalisti locali che ringrazio. E tutto questo perchè? L'espressione che mi ha fatto arrabbiare nella tua recensione è la chiave della risposta: "retroterra editoriale". Io ho scelto di autopubblicarmi: quando ho capito che era l'unico modo per avere totale libertà artistica, e che c'era il rischio che una casa editrice, come mi è successo, mi chiedesse denaro, o comunque di farmi carico dell'autopromozione e di "costruire un personaggio", ho preferito fare da me. Ma l'"autopubblicato", in Italia e solo in Italia, è uno sfigato, uno che nessuna casa editrice ha preso sul serio, e così via: chi ha le chiavi della cultura in questo paese non sopporta che ci sia gente che si piazza fuori e parla alla folla, senza mediazione, senza nemmeno provare a entrare nelle ambite stanze dalla porta principale. Quindi per me le porte erano chiuse; anche chi mi diceva "sei brava" non era disposto a concedermi il minimo spazio.

Le scelte editoriali

Non conosco per niente Taylor Mega, ma evidentemente un personaggio lei se l'è costruito, e di sua iniziativa, e con questo ha raggiunto la fama. E poi ha ottenuto un prestigioso contratto editoriale. L'ambiente culturale del nostro paese è tale che giornalisti, editori, pensatori vari soffrono in grandissima parte di una pigrizia estrema, per cui interpellano sempre gli stessi nomi, parlano sempre delle stesse cose, si abbeverano sempre alle stesse fonti, difficilmente sono mossi da quella curiosità che dovrebbe avere chi non solo ama la cultura, ma ha il compito di scoprirla e diffonderla nella società.

Colpa o ragione?

Come te. Non ti sto facendo una colpa di non aver letto i miei libri - non ti sto facendo una colpa di niente. Sto solo approfittando dell'occasione offerta da quanto hai scritto per specificare che

1. ci sono tante altre persone che parlano delle cose di cui tu dici che non parla nessuno, ma fanno fatica a farsi strada nei canali tradizionali

2. le istituzioni culturali del nostro paese sono conservatrici, autoreferenziali, pigre, e adesso si trovano a inseguire la cultura di massa creata sui social apponendo il loro marchio, anche se è "trash", anziché impiegare energie nella ricerca di manifestazioni culturali che siano sì popolari, sincere, ma anche di qualità.

Personalmente, posso garantirti che, sapendo e amando scrivere, mi sono auto-data l'incarico di raccontare quello che ho visto e vissuto della cultura giovanile udinese e friulana, per quanto parziale possa essere anche la mia esperienza, e che non bisogna scadere troppo negli stereotipi al contrario: se non siamo solo villotte e longobardi, non siamo neanche tutti drogati morti di noia. Forse gli intellettuali, dopo essersi accorti di non aver notato qualcosa, si compiacciono nel pensare di averlo finalmente scoperto, e fanno una seconda volta l'errore di non riuscire a comprendere le infinite sfumature della realtà. In Friuli esistono moltissime sottoculture giovani, moltissimi modi di vivere questa regione straordinaria, moltissimi modi di sentirsi sia in periferia che al centro del mondo. E poi, ovviamente, viviamo anche noi le stesse emozioni e vicende universali - non esiste solo un'esperienza "giovanile" o "friulana" - esiste l'esperienza umana.

Non aspettate che gli "editori" vi recapitino un pacchetto che contiene queste rivelazioni. Il vostro compito è uscire, e andarle a cercare.

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