Furto di farmaci contro il tumore per 400 mila euro, la base era a Moggio Udinese

Un gruppo composto da residenti nel Napoletano compì il furto nel febbraio dello scorso anno. Lasciarono tutti gli strumenti usati per il blitz nella montagna friulana

Hanno rubato farmaci antitumorali per un valore di poco meno di 400 mila euro nella farmacia dell’ospedale Maggiore di Trieste, ed ora sono stati scoperti. Il fatto si verificò il 12 febbraio dello scorso anno. Usarono Moggio Udinese come punto di appoggio, a casa di un amico ignaro dei fatti. Il gruppo, composto da tre uomini e una donna – tutti originari del Napoletano –, è stato arrestato a Napoli dopo una complessa indagine diretta dalla Procura della Repubblica giuliana e denominata “Remedium”. L'ipotesi di reato è quella di furto aggravato di farmaci oncologici.

L'indagine

La lente della magistratura ha permesso agli investigatori della Squadra Mobile del capoluogo regionale e al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Trieste, di portare a termine un’inchiesta durata più di un anno, che ha fatto emergere una vera e propria struttura le cui attività complessive sono tuttora oggetto di approfondite analisi investigative.

Mercati esteri

A pesare sugli sviluppi dell’indagine ci sarebbero infatti le presunte ramificazioni del sodalizio criminale in territorio estero (i farmaci venivano rivenduti in Turchia, Egitto e Francia grazie alla collaborazione di una banda di egiziani individuati a Cremona, tutti oggetto di una indagine parallela ndr) ed alcuni furti compiuti sul territorio nazionale, tra cui anche l’episodio che a distanza di qualche mese aveva nuovamente colpito la Farmacia dell’ospedale triestino. Per quest’ultimo reato gli investigatori stanno procedendo ad interrogare il gruppo di napoletani.

Gli arrestati

A finire nel mirino delle forze dell’ordine sono stati S. C. e P.A.L., rispettivamente classe 1981 e 1979, entrambi residenti nel comune di Napoli e A.S. e B.G., tutti e due 64enni e residenti invece a Melito di Napoli. I primi tre sono stati tratti in arresto lo scorso 15 luglio mentre per B.G. le manette sono scattate nella giornata di ieri 27 luglio. Al vertice della struttura risiedeva S.C., ritenuto “uno degli elementi di spicco dell’organizzazione” occupandosi “dell’organizzazione del furto e demandando l’esecuzione materiale del reato”. Tutti i quattro fermi sono stati effettuati grazie al supporto operativo della Squadra Mobile della Questura di Napoli, delle Compagnie Carabinieri di Napoli Vomero, Stella e Marano di Napoli, nonché della Tenenza di Melito di Napoli. 

I fatti: l'asse Napoli-Trieste-Milano

La settimana precedente al 12 febbraio la banda è già presente a Trieste. Arrivano a bordo di una Fiat Punto intestata ad una società di noleggio e partita da Napoli. Dopo tre sopralluoghi mirati (31 gennaio, 5 e 6 febbraio ndr), A.S. e B.G. si introducono nella struttura ospedaliera di piazza Ospedale. Indossano passamontagna e guanti. Attraverso degli arnesi funzionali a forzare porte e finestre, riescono a raggiungere il magazzino della farmacia e rubano 291 confezioni di medicinali, quasi tutti farmaci oncologici. Una volta usciti dall’ospedale Maggiore, la banda sale a bordo della Punto (dove ad aspettarli è rimasto P.A.L. che funge da “palo”) e si danno alla fuga.

La "puntata" a Moggio Udinese

Prendono l’autostrada e si dirigono a Moggio Udinese (Udine ndr) da un conoscente ignaro dei fatti. Lì abbandonano gli strumenti utilizzati nel blitz e ripartono verso altre direzioni. In quell’occasione, secondo gli investigatori, viene accertato il coinvolgimento di “un’ulteriore veicolo sempre intestato ad una società di noleggio non più esistente” e che permette di accertare spostamenti sull’asse Napoli-Trieste-Milano. La presenza della banda viene accertata, a più riprese, anche a Genova e Lodi. Durante le indagini vengono passati al setaccio i tabulati telefonici, i fotogrammi delle telecamere di sorveglianza e gli investigatori scoprono ulteriori elementi funzionali alla prosecuzione dell’operazione. Dopo più di un anno si è giunti all'arresto dei quattro. 

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Le parole del Procuratore di Trieste

Nonostante le criticità riscontrate per poter dare avvio all’indagine, il procuratore Federico Frezza ha sottolineato “l’importanza del lavoro di squadra che ha permesso la conclusione di questa operazione” alla quale si è aggiunta una considerazione dal carattere “etico”. “Rubavano farmaci oncologici e poi, dopo averli fatti girare nei bagagliai, li rivendevano a dei ricettatori. I farmaci arrivavano dunque nelle mani di chi li comprava in chissà quali condizioni. Non c’è nessun rispetto”.

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