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Fontanini: "Servono impianti di allarme nei cimiteri"

Il presidente della Provincia commenta il furto di Paderno: "Necessario intensificare anche i controlli sui furgoni provenienti dall’est che con larga probabilità effettuano questi raid di rame per poi procedere alla fusione e alla vendita nei paesi stranieri"

La raccomandazione dei Carabinieri di Udine, a fine agosto 2013, è caduta nel vuoto: cinque mesi fa le forze dell’ordine, a seguito del raid che prese di mira il cimitero di San Vito, invitarono il Comune di Udine a dotare i siti cimiteriali di idonei sistemi di antifurto. A rispolverare il suggerimento che non ha avuto seguito è il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini: “I furti di metalli semipreziosi, secondo quanto hanno più volte spiegato i carabinieri – sottolinea il Presidente – rappresentano una realtà criminale ormai consolidata e quindi sarebbe opportuno che i luoghi in cui sono presenti opere in rame o bronzo venissero tutelate con misure di sicurezza adeguate”. E appunto il presidente domanda nuove misure di sicurezza per mettere al riparo i cimiteri urbani dai vandalismi che macchiano il luogo del ricordo e della pia commemorazione. Sconcertato e profondamente turbato per l’ennesimo fatto predatorio, Fontanini invoca contromosse urgenti. La soluzione è semplice: dotare questi luoghi di impianti d’allarme collegati con le centrali operative della Polizia municipale o della Questura e carabinieri.

“Si tratta di una risposta economicamente sostenibile per riuscire a salvaguardare dai furti e dalle devastazioni questi siti; l’impegno finanziario non comporterebbe infatti i costi che si dovrebbero sborsare per la videosorveglianza diurna e notturna”.

E’ necessario, secondo Fontanini, intensificare anche i controlli sui furgoni provenienti dall’est che con larga probabilità effettuano questi raid di rame per poi procedere alla fusione e alla vendita nei paesi stranieri. La Provincia di Udine, attraverso il Corpo di Polizia provinciale, è impegnata a contrastare questo traffico illecito con attività di ispezioni sui camion romeni, ucraini, bulgari, polacchi. “Improcrastinabile anche intensificare – conclude - i monitoraggi alle frontiere per evitare il ripetersi di simili atti vandalici e tentare di ricostruire così la mappa degli illeciti e dei loro responsabili, sgominando le bande dedite a questo vilipendio”.  
 

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