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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Furti / Martignacco

Furti nei negozi H&M del Friuli per rivendere la merce nella stessa catena in Albania

La tecnica utilizzata è risultata essere sempre la stessa: le donne facevano ingresso all’interno del negozi e dopo aver sfilato i capi d’abbigliamento delle grucce li occultavano tra gli scaffali dei negozi

Nei giorni scorsi la procura della Repubblica di Pordenone ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di un gruppo di cittadini, tutti di origine albanese, ritenuti responsabili di numerosi furti a danno dei punti vendita del marchio H&M, commessi in tutto il territorio nazionale e anche in Friuli. Le indagini, coordinate dal procuratore capo della Repubblica di Pordenone, Raffaele Tito, sono iniziate lo scorso mese di settembre in seguito alla denuncia presentata dall’avvocato della società di abbigliamento che aveva lamentato il verificarsi, durante l’orario di apertura del centro commerciale, di una serie di furti al punto vendita di Fiume Veneto.

Il metodo

La procura di Pordenone ha avviato così un’articolata attività d’ indagine, condotta dagli agenti della Squadra mobile della Questura, che ha consentito di scoprire l’esistenza di un vero e proprio sodalizio criminale composto da nove individui, di cui cinque donne e quattro uomini, tutti di origine albanese,  dediti al “trasfertismo delittuoso”: i nove, alternandosi in gruppi, una volta raggiunto il territorio italiano si trattenevano per circa dieci giorni, durante i quali – muovendosi a bordo di auto prese a noleggio –, raggiungevano i vari punti vendita H&M del territorio nazionale e rubavano numerosi capi di abbigliamento, dal valore di migliaia di euro, occultandoli all’interno di carelli della spesa appositamente muniti di dispositivi antitaccheggio. La tecnica utilizzata è risultata essere sempre la stessa: le donne facevano ingresso all’interno del negozi e dopo aver sfilato i capi d’abbigliamento delle grucce li occultavano tra gli scaffali dei negozi; quindi gli uomini entravano all’interno del negozio e nascondevano i capi all’interno di carrelli della spesa precedentemente muniti con appositi dispositivi antitaccheggio. Un altro componente della banda restava all’esterno, allo scopo di allertare i complici dell’eventuale arrivo delle forze dell’ordine. I furti si consumavano nel giro di un’ora; terminata l’azione i ladri si allontanavano a bordo delle auto a noleggio dirigendosi verso altri centri commerciali. Il gruppo riusciva a colpire anche più centri commerciali diversi nel corso della stessa giornata. Terminate le loro trasferte i componenti del sodalizio facevano quindi rientro nel loro paese d’origine.

Gli esiti

Nell’ambito dell’ indagine lo scorso 16 dicembre gli agenti della Squadra mobile di Pordenone hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo nei confronti di cinque componenti del sodalizio, tre uomini e due donne, sorpresi a rubare all’interno del centro commerciale l’ “Adriatico 2” di Portogruaro e quindi tratti anche in arresto di flagranza e condotti in carcere. La misura emessa dalla Procura di Pordenone è stata confermata all’esito dell’interrogatorio di garanzia dove il gip ha accolto in pieno la tesi accusatoria sostenuta dalla Procura nei confronti di tutti e cinque gli arrestati; inoltre in data 13 gennaio la sezione del Riesame del Tribunale di Trieste ha rigettato il riesame presentato dagli avvocati di due degli arrestati e confermato l‘ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Pordenone. A poco più di un mese dall’esecuzione dei provvedimenti di fermo, agli indagati sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini: agli indagati sono stati contestati ben 36 furti commessi in tutto il territorio nazionale tra il mese di settembre e quello di dicembre. A essere colpiti sono risultati essere principalmente i punti vendita situati del nord est. Ma le investigazioni hanno permesso di accertare come in diverse occasioni il gruppo, dimostrando notevole mobilità su tutto il territorio nazionale, era arrivato a colpire anche i punti vendita H&M situati nel centro – sud Italia e in particolare nelle province di Ravenna, Chieti, Teramo, Civitanova Marche e Campobasso. La merce trafugata, una volta arrivata in Albania,  veniva messa in vendita dalla moglie di uno degli arrestati all’interno dei punti vendita “H&M” situati nelle città di Tirana, Durazzo e Valona, gestititi proprio dalla donna stessa. Per questo i due coniugi, ritenuti i capi dell’organizzazione, sono stati indagati anche per l’ipotesi di reato di auto riciclaggio in concorso.
 

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