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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Il Friuli saluta Lunazzi, vero maestro di vita

L'artista carnico è stato sepolto al Cimitero monumentale di San Vito a Udine

Il suono dolce e straziante di una fisarmonica e lo sventolio di una bandiera del Friuli hanno accompagnato l'ultimo addio terreno a Luciano Lunazzi. Il corpo dell'artista 65enne è stato inumato rinchiuso all'interno di una bara semplice - forse la più economica sul mercato - come lui sicuramente avrebbe desiderato. Luciano era infatti amante degli oggetti poveri, inutili e del riuso. Gli piaceva ridonare vita al materiale abbandonato, attraverso il suo pennello, i suoi colori e la sua anima. Proprio per questo si autodefiniva l' "uomo di cartone" (da cui il titolo del documentario girato nel 2010 da Andrea Scalone) e amava utilizzare il cartone di scarto. 

Luciano Lunazzi veniva anche definito “mestri di vite” non proprio a caso; quanto meno, non solo in chiave ironica e autoironica. Luciano ha insegnato a molti di noi un altro stile di vita. Ci ha mostrato che è possibile uscire dai soliti schemi ed essere comunque felici. Lui lo ha fatto inseguendo e raggiungendo i suoi obiettivi : viaggiare, dipingere, conoscere il mondo, i popoli, le lingue, affrontando tutte le situazioni con le braccia aperte e pochissimi soldi nei bregons. Un apostolo della socialità, della pittura, del sorriso, così come è stato ricordato durante l'omelia di Don Michele Kabwiku Kazadi e dalle parole e dalle poesie lette a fine funzione da chi lo conosceva bene. Tanto che oggi per l'estremo saluto, oltre al fratello Pasquale e ai cugini, era presente un pubblico di circa 200 persone estremamente eterogeneo: dai trentenni ai più attempati, dai politici ai rappresentanti della società civile e del mondo artistico. Sicuramente la rappresentanza più numerosa era composta dagli amici, dai compari di osteria e dagli amanti dell'Arte intesa in senso lato. A rappresentare il Comune di Udine c'era l'assessore Antonella Nonino, per la Regione il consigliere Vincenzo Martines. Fra gli altri, il sindaco di Carlino Diego Navarria, l'amico intimo Paolo Di Bernardo, gli autori di "Felici ma Furlans" Alessandro Di Pauli e Tommaso Pecile, e alcuni rappresentanti delle associazioni friulaniste e ambientali; la Udine e quella porzione di Friuli che Luciano  rispettava e frequentava con il suo carattere gioviale e interessato.

Il ricordo e l'insegnamento di Luciano

Luciano è stato sepolto nel cimitero monumentale di Udine, capitale di quel mondo di cui si sentiva parte integrante e testimonial. «Era un vero artista – ha sottolineato don Kazadi durante la celebrazione del funerale -. Anche se aveva 65 anni aveva capito che non serve avere paura della morte. Luciano ripeteva di essere contento della vita che aveva scelto e che non aveva alcuna paura della morte. Da artista quale era, sapeva bene che la bellezza è l'unico modo per comunicare con il creatore e la vera strada per vivere la vita. Se n'è andato – ha poi concluso il parroco africano - certamente sapendo di aver vissuto come desiderava vivere». 

«Luciano si avvicinava alle persone senza pregiudizi, senza fare distinzioni – hanno aggiunto gli amici al termine della messa- . Era libero dalle gabbie comuni. Una persona speciale, pura, rara e dal candore avvolgente. Ci rimarrà in mente il suo sorriso, dolce e quieto, il sorriso di un angelo». E poi ancora: «Ci hai resi vicini, tanti di noi, cosi diversi e adesso un po' spaesati. Tienici un posto sul tuo bus preferito». «Cumô tu sôs libar - hanno aggiunto in friulano gli autori di Felici ma Furlans-. Le tôs molecoles a si organizaran in gnoves fomes. I toi atoms a laràn atôr pal spazi lant daûr aes corints cosmiches. Tu balarâs cun Shiva e Visnù. Tu bevarâs cun Dioniso».

Parole dolci, commoventi a cui si è unito l'appello alle istituzioni affinché si possa continuare a portare avanti le battaglie di Luciano, aiutando gli artisti ad esprimersi, ad incontrarsi e a trovare quegli spazi adeguati dove poter esporre la propria creatività. Ogni primo martedì del mese, alla Tavernetta di via Cividale, si continuerà a dare vita a quegli appuntamenti a cui Lunazzi era affezionato,  incontri dove si parlava d'arte e di come e dove esprimerla. 

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