Meno eccellenze, meno spettacoli, più stand da fuori regione: è ancora un "Friuli Doc"?

A domandarselo è l'ex assessore Alessandro Venanzi, che per anni ha seguito la manifestazione e in occasione del 25esimo anniversario di Friuli Doc si chiede quale sia stato l'elemento qualificante della kermesse

Il sole ha baciato la 25esima edizione di Friuli Doc: per tutti e quattro i giorni della manifestazione il bel tempo ha favorito le presenze alla rassegna che quest'anno ha compiuto un compleanno speciale. Ma le critiche non sono di certo mancate. Le proteste sono arrivate in primis per le misure di sicurezza, che hanno reso in diversi casi difficoltoso l'accesso al centro storico, poi per il posizionamento dei generatori. C'è poi chi non ha mancato di dire la sua a proposito dei prezzi troppo alti rispetto alle porzioni e chi, invece, è rimasto perplesso di fronte alla scelta di aprire una kermesse di specialità locali a stand di fuori regione.

A tirare le somme è stato anche il consigliere Alessandro Venanzi, e assessore al commercio, che ha curato direttamente la manifestazione per cinque anni.

«Quest'anno si è notato il disgregarsi di alcuni punti fermi per la territorialità, come la tracciabilità dei prodotti, e la mancanza di un filo conduttore. "Vini, vivande, vicende, vedute" rappresenta la tradizione del territorio, eppure in questa edizione si è molto sentita la mancanza dei maranesi in Piazza Venerio e dell'Oca di Morsano in piazzetta Belloni, mentre sono tornati gli stand stranieri. Mi chiedo, per quanto buona sia, che cosa ci facesse la granita siciliana a Friuli Doc».

Più che uno sfogo, quello di Venanzi vuole essere un punto di partenza per riflettere su che tipo di manifestazione dovrebbe essere quella nata 25 anni fa.

«Potrei anche soffermarmi sull'intrattenimento pari a zero, sul fatto che siano stati tolti tre palchi e che rispetto agli anni scorsi gli eventi siano stati molti di meno. Oppure sul fatto che pare che i ragionamenti di chi ha organizzato siano stati fatti più per tappare i buchi che per altro, ma ci tengo a questa manifestazione e quindi vorrei che riuscisse sempre bene. Quindi mi chiedo, senza il sole che splende, le persone perché dovrebbero venire qui? Cosa si trova di diverso rispetto agli altri luoghi? Credo che ci sia la necessità di qualificare la manifestazione».

La perplessità di Venanzi è anche legata al fatto che le determine sono di fine agosto, «ma una manifestazione così seria e importante si comincia a decidere a marzo.. persino il logo è stato deciso a fine agosto. Mi pare che la città, in questo modo, stia perdendo terreno nei confronti di Trieste, Pordenone e ora anche Gorizia».

Sul discorso sicurezza, che pare essere quello maggiormente criticato dai cittadini, Venanzi conferma che dopo il 2017, con la direttiva Gabrielli, i sistemi di sicurezza per le manifestazioni di pubblico interesse sono cambiati «ma non ci si può limitare ad appaltare a ditte esterne il lavoro, che viene fatto senza un ragionamento finendo per chiudere i residenti nelle proprie vie con blocchi di cemento messi quasi a caso. La politica non può solo tagliare nastri e bere tagli di vino in giro, deve anche seguire le cose che organizza».

Discorso simile sui ciriteri di scelta su chi poteva o meno partecipare. «Il dirigente tecnico ha fatto il bello e il cattivo tempo anche sulle scelte di chi poteva o meno partecipare. Non credo che sia il numero che si deve rincorrere. ma l'elemento qualificante: i 25 anni potevano essere festeggiati in altro modo. Negli ultimi anni si era puntato in una direzione, eppure mi pare che ci sia stata una deregulation nella gestione visto che gli stand locali devono rispettare certi parametri, mentre queli che venivano fuori hanno potuto fare quello che volevano a discapito di chi lavora tutto l'anno sul territorio. Addirittura pare che lo stand dell'Istria fosse in realtà un ristorante di Gorizia».

Venanzi chiude ammettendo di essere stato tre giorni su quattro all'edizione di quest'anno e che «farà di tutto per favorire questa manifestazione».

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