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Musica poco "DOC" per i giorni di festa della città

L'assessore provinciale alla cultura Francesca Musto interviene sulla questione dell'intrattenimento musicale a Friuli DOC, criticando la presenza di rumeni e indiani d'America: "Bisogna rendere "DOC" anche il contributo musicale"

“Quale mai tipicità musicale si poteva ravvisare nella kermesse di Friuli doc, visto che  i gruppi musicali (autorizzati o meno?), se così li si può definire,  provenivano da Romania e dall’America dei nativi?”.

La provocazione viene lanciata dall’assessore provinciale alla Cultura, Francesca Musto, che si domanda “com’è possibile che l’amministrazione comunale non abbia ancora pensato a tipicizzare anche l’offerta musicale”. La realtà sonora a Friuli DOC era tutt’altra cosa rispetto a qualsiasi tradizione nostrana riconoscibile: “Per gli stand girava un manipolo di romeni con trombe, trombette e fisarmoniche a domandare la carità, in veste di musicanti-accattoni; e poi si intravedevano in alcuni angoli del centro storico gli indiani d’America, in versione pellerossa, che si esibivano nelle musiche Apache e similari”.

L’assessore Musto chiede che per la prossima edizione “si possano valutare le performance di orchestrine friulane, che si esibiscano in marilenghe, e di qualche cantante che si diletti con il Folk locale in modo da rendere 'DOC' anche il contributo musicale, esattamente come avviene da anni, ad esempio, durante la rassegna ‘Gusti di Frontiera’ a Gorizia dalla quale l’amministrazione comunale avrebbe moltissimo da imparare per poter migliorare l’offerta complessiva”.
 

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