Fontanini: «Rientrino in Italia a fine emergenza solo gli stranieri con un lavoro»

Il sindaco, in un incontro con Renzo Tondo, ha espresso il suo punto di vista su come organizzarsi nel periodo post Covid-19

Il sindaco Pietro Fontanini con Renzo Tondo

«È di fondamentale importanza, in questa fase di emergenza e in quello che sarà il lento processo di ritorno alla normalità, che il Governo si faccia carico di una radicale azione di razionalizzazione dei rientri dei cittadini stranieri che oggi sono tornati nel loro paese, limitando la possibilità a coloro che sono in possesso di un contratto di lavoro». È quando ha dichiarato il sindaco Fontanini a margine di un incontro a palazzo D'Aronco con l'onorevole Renzo Tondo.

La priorità

«Considerando l’immenso lavoro che ci sarà da fare – ha aggiunto il primo cittadino – e la situazione di difficoltà che molte famiglie friulane purtroppo vivranno, non possiamo più permetterci di ospitare gente inattiva, o magari dedita ad attività criminali, alla quale assegnare contributi destinati alle categorie maggiormente colpite dalla crisi. Questo vale soprattutto per una realtà come quella del Friuli Venezia Giulia, che rappresenta la porta d’accesso al nostro Paese per chi arriva da Est. La presenza a Roma dell’onorevole Tondo, che voglio ringraziare per il suo impegno come parlamentare, rappresenta in questa partita un elemento di forza per il nostro territorio. Domani, quando dovremmo rialzarci, tutte le energie e risorse dovranno essere rivolte alla nostra gente».

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Tondo

«Noi friulani – ha aggiunto Tondo – da sempre siamo stati in grado di trasformare i momenti difficili in opportunità, e questo deve avvenire anche oggi di fronte a questa epidemia. Ed è per questo che io e il sindaco Fontanini, che come me è stato presidente di Regione, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce al ministro degli Esteri Di Maio per quanto riguarda la definizione dei filtri da porre ai rientri e al ministro dell’Interno Lamorgese per l’azione di controllo dell’identità di chi rientra e il presidio del territorio. Ripensare Schengen nella direzione di un rallentamento della fluidità degli spostamenti è oggi una necessità che altri paesi hanno già messo in atto e che il Governo non può ignorare».

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