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Festa del Friuli, Fontanini sollecita l'approvazione del Messale in friulano

Lettera ai Vescovi di Udine, Concordia-Pordenone e Gorizia nell'approssimarsi del 3 aprile

"Mi rivolgo a Voi, Vostre Eccellenze, Arcivescovi della "Patrie dal Friûl" affinché il Messale in friulano riceva finalmente il placet da parte della Cei".

E' il passaggio centrale della lettera che il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini ha inviato ai vescovi di Udine (mons. Andrea Bruno Mazzocato), Concordia-Pordenone (Mons. Giuseppe Pellegrini) e Gorizia (Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli) nell'approssimarsi della festa più importante per la comunità friulana.

A poche settimane dal 3 aprile, data in cui ricorre l'anniversario della nascita della Patrie dal Friûl, istituzione originale che parte nel 1077 e si conclude nel 1420 e rappresenta l'età dell'oro della nostra storia, "è per me doveroso – scrive Fontanini ai Vescovi - richiamare alla vostra attenzione una forte e sentita richiesta che giunge dalla comunità cattolica friulana: poter ascoltare e pregare la parola di Dio nella sua lingua madre, il friulano. Nel maggio 2014 avevamo sperato che l'iter per l'approvazione del Messale in friulano, all'ordine del giorno dell'assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), si concludesse con la tanto auspicata e attesa fumata bianca. Avevamo riposto nei lavori di quell'assise la speranza del tanto desiderato e definitivo epilogo per una vicenda che si trascina da tanti anni".

Purtroppo le attese sono state deluse. Un vuoto colmato, seppur parzialmente, dalla sensibilità di molti sacerdoti che, attenti a questa sollecitazione e a questo forte desiderio dei fedeli di pregare in marilenghe, celebrano alcune parti della Santa Messa in friulano, "facendosi così interpreti – evidenzia il presidente della Provincia di Udine – di un passaggio del Vangelo di Giovanni che i preti di Glesie Furlane, nel 1974, hanno posto come incipit del loro "manifesto" a difesa della liturgia in friulano":

Lis sôs pioris a scoltin la sô vôs, al clame par non lis sôs pioris e lis mene fûr. Cuant ch'al à paradis fûr dutis lis sôs pioris, al cjamine denant di lôr e lis pioris i van daûr parcè che a cognossin la sô vôs. Ma no van daûr di un forest, anzit i scjampin, parcè che no cognossin la vôs dai forescj (Zn l0, 3,5)".

Fontanini esorta quindi i Vescovi del Friuli a dare voce alla richiesta del popolo friulano citando, al riguardo, alcune riflessioni di pre Checo Placerean:  "Nô furlans, o capin la peraule di Diu, par furlan...No jè dome cuistion di lenghe, e jé cuistion di mût di sintì, di mût esprimisi, di mût di capì. E ancora: "Nô furlans o sin nassûts, cressûts, tirats su dai patriarcjis di cheste Glesie che a an creât il nestri popul, nus an dade la nestre origjnalitât di vivi, di lenghe e di preâ".

"Nell'attesa, spero decisiva, che la Cei approvi il Messale in friulano – conclude Fontanini - vi chiedo di concedere ai sacerdoti delle nostre parrocchie di proclamare in friulano almeno una delle due letture previste nella liturgia attingendo alla traduzione in marilenghe del Lezionario che ha già superato l'esame della Conferenza episcopale.  Per una lingua che rischia di scomparire, anche il contributo della nostra Chiesa alla sua tutela, attraverso uno spazio dedicato nelle celebrazioni liturgiche, diventa importante". 

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