Fogolâr Civic: “Gli alpini non possono ritenersi incontestabili!”

Non scontata presa di posizione della presidenza del sodalizio civico fogolarista udinese di fronte agli atti di sabotaggio subiti in Trentino dall'adunata nazionale degli alpini. Travain: “Presa di distanze dagli eccessi, ma dissenso rispetto ad acritiche rimembranze storiche dei caduti!”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Con ponderata schiettezza, forgiata su riflessione pluridecennale, il presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” e del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, prof. Alberto Travain, prende posizione alla notizia dei sabotaggi subiti in area tridentina, quest'anno, dal raduno nazionale degli alpini in congedo. “Se non si può solidarizzare con taluni eccessi registrati in Trentino ora contro l'adunata delle Penne Nere non si può nemmeno pretendere che per forza si debbano accettare e condividere ciecamente significati e toni proposti dalla relativa associazione d'arma nel quadro specifico di una diffusa e capillare attività di commemorazione sul territorio.

Pare che nei messaggi connessi alle cerimonie di rimembranza dei caduti mai vi sia esplicita condanna per chi mandò quegli uomini a combattere e a morire sui campi di battaglia di conflitti facilmente evitabili. Si arriva al massimo generalmente ad un generico afflato di pace, a gesti di fraternità presente tra i due lati del fronte di un tempo, senza alcun azzardo, però, a sindacare sulla Storia e suo merito. Non vi si nota solitamente una lettura critica retrospettiva. Nel commemorare i conflitti passati, vi si celebra acriticamente l'adesione al dovere dei nostri soldati: dovere di obbedire ad uno Stato pronto a mandarli incredibilmente al macello per una patria artificiosamente confusa con lo Stato stesso e con gli interessi preponderanti delle sue classi dirigenti. Non vuole essere affatto, questa, una visione anarcoide o antipatriottica. Desidereremmo che patria e patriottismo, però, fossero restituiti, infatti, ai loro valori originari, sacrosanti, di amore basilare per un territorio e una comunità immediati, 'naturali': non tanto, non per forza innanzitutto per il proprio 'Paese' con la 'p' maiuscola – che nei secoli mille volte è cambiato e volte potrà cambiare, come Storia insegna –, bensì per quello con la 'p' minuscola, nucleo oggettivo da cui ripartire per radicare certi nobilissimi sentimenti in un oggi che non ripeta deliberatamente gli errori di ieri. Patria 'naturale', terra dei padri o realtà ospitale che dir si voglia, non sia confusa, o non lo sia automaticamente, con lo Stato imperante al momento sul territorio. Non sappiamo se, a fine Medioevo, i friulani che si batterono contro i Turchi volti al saccheggio della loro terra lo facessero per l'allora regione autonoma della Patria del Friuli oppure per lo Stato della Repubblica di Venezia che li dominava, ma è immaginabile che prima di tutto oppure solamente, essi, non a torto, pensassero ai loro 'fogolâr', alle loro case, alle loro famiglie, ai loro paesi, al loro micromondo, piccola tessera del grande mosaico dell'Umanità. Educazione fattiva ad un sano patriottismo scaturente e procedente dalle mille realtà del territorio è senza dubbio ora anche l'apprezzabilissima attività sociale degli infiniti gruppi dell'Associazione Nazionale Alpini. Sulla lettura e riproposizione del passato nell'attualità, probabilmente ancora non ci siamo.

Chi ricorda gli alpini che si ribellarono presso le stazioni del Manzanese prima di partire in treno per la tragica Campagna di Russia durante la Seconda Guerra Mondiale? Chi onora oggi quei ribelli od eroi contrari all'imposizione di una guerra assurda? Farlo significa fare politica? Non farlo è induzione alla sudditanza oltreché oltraggio alla verità storica! Una pur bonaria e accattivante educazione al fatalismo, all'accettazione di un inesorabile fittizio sempre ad uso e consumo dei capi del momento, al sacrificio incondizionato e silente a favore di una patria-Stato imposta volenti o nolenti, non forma buoni cittadini, bensì buoni sudditi, carne da cannone per future guerre, militari od economiche. Un appello, insomma, alle Penne Nere, ovviamente indipendente dai sabotaggi da esse subiti ora in un Trentino di cui in ogni caso gli alpini non potrebbero affatto pretendere di rappresentare un'identità assoluta – ciò vale per Veneto, Friuli, Venezia Giulia, non ne parliamo per il Sudtirolo –, e un appello alle nostre cittadinanze: soprattutto nel ricordo dei nostri caduti, cerchiamo di affrancarci dalle retoriche patriottarde per rivalutare il vero patriottismo, non quello carico di parole vuote e prevaricatrici, bensì di affetti, di dedizione, di sacrificio per un oggettivo bene comune. Impegniamoci insieme, alpini in congedo e buoni cittadini, a fare in modo che l'eco lontana della voce vera, dei sentimenti più profondi e spontanei, dei nostri bisnonni, al netto della più tendenziosa e becera propaganda, arrivi ora ai loro più lontani nipoti come lezione di vita reale. Facciamo tutti in modo che quei bisnonni in grigioverde son siano sfruttati due volte, prima in vita, poi in morte, da uno Stato nazionale e dai suoi più solerti sostenitori: mandati ad uccidere e morire contro ogni comune logica e usati, da cadaveri, come trofeo, per fidelizzare parenti e compaesani. La logica del 'Tira e tasi' educa all'obbedienza cieca, forma buoni 'sudditi', non certamente buoni 'cittadini', di cui, invece, v'è estremo bisogno. Inaccettabile sarebbe un ritorno a servizi di leva propinanti quali punto d'orgoglio il peggiore ciarpame della cultura italica in termini di prevaricazioni piccole e grandi, vestite dell'ignobile, pretestuoso, manto di formazione alla vita. Il migliore esempio dei nostri bisnonni, alpini e non, non sta certamente nel loro rispetto dell'ordine dato, anche il più terribile ed inaccettabile, ma in quello spirito di fraternità, anche talvolta al di là degli schieramenti, che li ha condotti, in condizioni estreme, a volersi spendere per il prossimo, nel turbine di una follia quale è in genere ogni guerra.

La loro tenacia, la loro irriducibilità di fronte al supremo nemico ossia la morte, ha scritto pagine epiche di umanità: quello dobbiamo ricordare ed onorare: non il 'signorsì' forzatamente dovuto ai superiori gerarchici, incondizionato ed irresponsabile anche in presenza di ordini indicibili! Ciò detto con spirito collaborativo, sebbene nei tre decenni di attività del nostro movimento di cultura civica la collaborazione, anzi, la presenza dei rappresentanti locali dell'A.N.A, pur cordialmente e reitratamente invitati, è stata quasi nulla: un caro ricordo va all'estemporanea ospitalità avuta nel lontano 1999 presso il gruppo alpini di Passons, nell'immediato hinterland di Udine. Null'altro. Chissà perché?”.

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