Florinda Ciardi, numero 10 della nazionale di calcio femminile anni '90, lancia da Udine l'appello ai tifosi

La Ciardi, numero 10 delle azzurre negli anni '90, vive a Udine e ha organizzato la visione della partita d'esordio dell'Italia prevista per domani sullo schermo di piazza Primo Maggio

Florinda Ciardi con la maglia numero 10 della nazionale durante Italia Norvegia degli Europei 1997

Nel 1999, l'anno dell'ultima (e seconda) partecipazione dell'Italia ai mondiali di calcio femminile, Florinda Ciardi indossava il 10 sulle spalle. Ottenne con le sue compagne di squadra la qualificazione e sognava il momento in cui avrebbe finalmente esordito sulla scena mondiale ma, come in una brutta favola, un mese prima del debutto si ruppe un ginocchio rinunciando così - per sempre - all'idea di disputare il più prestigioso campionato di calcio. Da allora Florinda ha detto addio al calcio, tra rabbia e delusione, e solo adesso a distanza di 20 anni è pronta a far pace con questo sport, tanto che per il debutto delle azzurre al mondiale di Francia 2019 previsto domani alle 13 contro l'Australia, l'ex calciatrice ha organizzato un evento per guardare la partita all'aperto in piazza Primo Maggio.

L'idea

«Ho cominciato a far pace con il calcio femminile da quando Milena (Bertolini n.d.r) si è seduta sulla panchina della nazionale. E quando queste ragazze si sono qualificate per i mondiali ho pianto come una bambina, rendendomi conto che stavo finalmente risolvendo la mia rabbia nel confronti del movimento». Florinda Ciardi, classe 1970 originaria di Roma, dal 2002 vive e lavora a Udine, dove è arrivata per amore, ma non ha perso una virgola del suo accento romanesco smussato però in ogni parola da un'insolita timidezza. Ed è da questa città che ha lanciato l'appello ad avvicinarsi alle ragazze della nazionale «perché il calcio femminile è come il cane che si morde la coda: chi critica perché il gioco è scarso è il primo a non far crescere il movimento e quando giocavo io in nazionale mi ricordo che avevo bisogno di tifo e sostegno come dell'aria». Per questo, insieme al titolare del chiosco Love Street Fodd di piazza Primo Maggio, ha organizzato la visione della prima partita della nazionale femminile ai mondiali di Francia che sarà domani, domenica 9 giugno, alle 13.

La storia

«Questo gruppo mi pare buono, hanno un bel gioco. Noi facevamo un catenccio e via.. a quel tempo la maggior parte delle giocatrici della nazionale si doveva allenare da sola perché le società non avevano preparatori o possibilità di fare allenamenti quotidiani. Oggi per fortuna le cose sono un po' cambiate, ma rispetto ai progressi fatti dalle altre nazioni noi siamo indietrissimo». Florinda ripercorre gli anni della sua carriera con la voce calma ma emozionata. Ci deve essere il ricordo di un sacrificio mai del tutto ripagato che si insinua tra le corde vocali e le fa tremare nel momento in cui le chiediamo com'è stato essere ai vertici del calcio femminile italiano negli anni '90, quando il mondo cominciava a crescere e l'Italia cominciava a inseguire.

«Ho iniziato a giocare nella Lazio e andavo agli allenamenti accompagnata da mio fratello, di nascosto da mio padre sennò eran botte. Poi ho debuttato nelle giovanili della nazionale a 14 anni e a 16 ero già in prima squadra. La diaria, anche se stavamo via moltissimi giorni, era una miseria e anche se giocavamo molto meglio di altre nazioni, come Usa e Giappone, ci accorgevamo già di essere indietro dal punto di vista organizzativo, come a livello nazionele. Nell'ultimo campionato disputato indossavo la casacca del Modena campione d'Italia. A fine anno la sfida era raggiungere il numero minimo di giocatrici perché nel corso della stagione la maggior parte se n'era andata a causa del mal funzionamento societario. So di aver dedicato oltre vent'anni della mia vita a una causa che non poteva darmi garanzie lavorative, una volta smesso i miei contributi stavano a zero e così ho cominciato a studiare».

Dopo l'addio al calcio

La frustrazione per un movimento nazionale incapace di crescere e per l'infortunio a pochi giorni dall'esordio mondiale sono state le motivazioni per l'addio. Eppure il fuoco non si è mai spento, impossibile cancellare una passione così grande. «Ho avuto bisogno di staccare completamente, così ho iniziato a studiare e a lavorare nel sociale, inizialmente insieme a persone con disabilità, come educatrice e come assistente. Arrivata a Udine nel 2002 sono entrata nell'associazione Fabiola, dove facevo assistente nel pomeriggio, mentre la mattina ero dipendente in un'azienda di Codroipo. Ma nel 2003 c'è stata la svolta».

Clown negli ospedali

«Ero molto timida, anche lavorando nel sociale. Qualcuno mi propose il corso di clown per fare la volontaria negli ospedali e benché pensassi di non essere pronta, da quella volta non ho più smesso. Giocare a calcio e fare la clown sono state le cose che mi hanno formato maggiormente nella vita». Ora Florinda tiene corsi di formazione, fa laboratori di clownistica, continua il lavoro nelle associazioni e segue un corso di counseling. «Sono affascinata da tutto quello che ha a che fare con l'umanita e cerco di trasmettere agli altri quello che ho imparato io giocando a calcio, ciò che siamo tutti vulnerabili e che perdendo e imparando dalla sconfitta si è anche vincenti, quando si realizza quanta forza si ha dentro».

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I mondiali 2019

Domani le azzurre di Milena Bertolini, che è stata compagna di squadra e di Nazionale della Ciardi, affronteranno l'Australia alle 13, nella loro partita d'esordio ai mondiali di Francia 2019. «Voglio un bene dell'anima a Milena e da quando ha preso la guida della Nazionale ho ripreso ad appassionarmi. Mi hanno fatto rinascere una nostalgia e una passione che avevo voluto dimenticare. Queste ragazze mi stanno facendo far pace con la delusione che mi portavo dentro da vent'anni e adesso vorrei tanto abbracciare la ragazza (Cecilia Salvai, n.d.r.) che si è infortunata poco prima di partire per i mondiali. Organizzare il tifo per loro mi sembra il minimo e vorrei che tutti i locali di Udine aderissero all'iniziativa trasmettendo le loro partite».

Il girone dell'Italia

La nazionale italiana, dove gioca anche la friulana Ilaria Mauro oltre alla capitana triestina Sara Gama, è nel gruppo C insieme ad Australia, contro la quale giocherà domani, Brasile e Giamaica. Allenata dalla ex calciatrice Milena Bertolini, in carica dal 2017, partecipa a un Mondiale dopo vent’anni di assenza. Il Brasile ha in squadra alcune delle calciatrici più note e forti al mondo, ma non vince una partita da oltre un anno. L’Australia ha un’attaccante fortissima, Sam Kerr, e la Giamaica è la nazionale con meno esperienza. Il 14 a Reims è in programma la sfida alla Giamaica, ore 18, mentre quella con il Brasile sarà il 18 alle 21. Tutte le gare saranno trasmesse dalla Rai e per tutte Florinda Ciardi ha intenzione di invitare Udine a scendere in piazza per tifare le azzurre

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