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Un'immagine di persone che percorrono la rotta balcanica, tratta da

Un'immagine di persone che percorrono la rotta balcanica, tratta da

La rotta balcanica non si è mai fermata: il flop delle pattuglie miste e l'idea di riaprire l'accoglienza diffusa

Gli arrivi, in Friuli Venezia Giulia, non si sono mai fermati. A testimoniarlo sono i numeri diramati dai quattro prefetti del Fvg. Gli arrivi sono stati, infatti, 5.526 e sul territorio, dopo smistamenti e rimpatri, sono attualmente 2951 le persone con richiesta d'asilo. Le persone trasferite fuori dal fvg, quindi portate in altre regioni italiane, sono state 1312 da inizio luglio.

Le pattuglie miste

A questi numeri si devono affiancare i 3.509 uomini e donne fermati dalle forze dell'ordine da inizio anno, e le 2.017 persone che si sono presentate spontaneamente agli uffici di polizia. A giungo era stato il governatore Fedriga ha siglare un accordo con la polizia slovena per potenziare i controlli: la misura è stata però fallimentare perché sono state solo 50 le persone fermate a causa soprattutto della scarsità di agenti in territorio sloveno. La sperimentazione finirà comunque il 30 settembre.

La richiesta di accoglienza diffusa

A fronte dei numeri che continuano a non calare e alla quasi inutilità dell'alleanza con la polizia della Slovenia, torna l'ipotesi dell'accoglienza diffusa come metodo inclusivo per affrontare il fenomeno migratorio. A proporla il consigliere regionale Furio Honsell di Open Sinistra Fvg.

«Nell'audizione tenutasi in IV Commissione con i prefetti della Regione è emerso in maniera piuttosto chiara e precisa la loro propensione nei confronti di sistemi di accoglienza diffusa, rispetto a un'accoglienza di tipo concentrazionaria, che permettono la protezione e la dignità di queste persone seppure in condizioni di profondo disagio».

«Anche in quest'occasione - prosegue Honsell - ho ribadito l'importanza di quattro aspetti per me fondamentali: l'assicurazione che l'accoglienza venga fornita anche durante il periodo dei ricorsi; la riduzione al minimo di misure che tendano a escludere le persone dall'accoglienza; il richiamo forte affinché la nostra Regione e il nostro Paese si facciano carico del dramma che sta avvenendo alla frontiera tra i paesi della Croazia e della Bosnia Erzegovina, in particolare nella cittadina di Bihac e infine la volontà di favorire l'avviamento a un lavoro dignitoso per queste persone nella fase di accoglienza»

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