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Filiera dei molluschi bivalvi made in Fvg modello da esportare

Il processo produttivo oggetto della visita di una delegazione carinziana

La filiera produttiva dei molluschi bivalvi nell’arco costiero del Friuli Venezia Giulia è un modello esportabile al di fuori dai confini nazionali in termini di sicurezza alimentare ma, anche, di collaborazione fra i diversi soggetti coinvolti. È quanto emerso in occasione della visita di una delegazione dell’Istituto per la sicurezza alimentare e veterinaria del governo provinciale della Carinzia, responsabile del laboratorio di referenza per i molluschi nella regione austriaca.

La visita

L’iniziativa, che si è tenuta a corollario del progetto Interreg Bio Crime Italia-Austria che coinvolge diverse istituzioni dei due territori, rientra anche nelle attività attivate dalla Regione Fvg con l’associazione temporanea di scopo (Ats) che raggruppa le associazioni di categoria, i pescatori e gli acquacoltori di molluschi bivalvi del Fvg e che vede capofila Legacoop Fvg. Oggetto dell’incontro tutte le fasi della filiera produttiva: la prima parte della giornata è stata dedicata alla vista dell’impianto Almar di San Giorgio di Nogaro, centro di depurazione e spedizione di molluschi. La depurazione avviene con acqua salata che permette di ottenere i parametri corretti per la commercializzazione dei molluschi. Aurelio Zentilin, collaboratore tecnico-scientifico del CTI (Centro tecnico informativo), biologo responsabile dell’impianto e Paolo Rossetto, responsabile del processo produttivo, hanno illustrato i passaggi del prodotto dall’arrivo al confezionamento fino alla spedizione dei molluschi ai rivenditori.

L'escursione

Nella seconda parte della giornata il gruppo, a bordo di una motobarca messa a disposizione dalla Cooperativa Colmi che gestisce parte degli allevamenti di mitili del golfo di Trieste e un piccolo centro di depurazione di mitili al Villaggio del Pescatore, ha visitato alcuni allevamenti di molluschi bivalvi. Walter de Walderstein, collaboratore tecnico-scientifico del CTI, ha mostrato i mitili in fase di crescita e ha illustrato le varie fasi necessarie per arrivare al prodotto finito: durante i 12 mesi di accrescimento i mitili vengono svariate volte estratti dall’acqua e “ripuliti” da parassiti (serpulidi e altri invertebrati incrostanti) che non permettono un corretto accrescimento del prodotto.

“La delegazione carinziana ha dimostrato grande interesse – hanno commentato De Walderstein e Zentilin -  sia alla fase produttiva che alle fasi di depurazione e confezionamento, apprezzando anche la degustazione del prodotto appena preparato. E’ stato inoltre più volte evidenziato il  comportamento virtuoso istituito con il protocollo di intesa fra le autorità di controllo pubblico in materia di sicurezza alimentare, igiene della nutrizione e polizia veterinaria e gli operatori del settore alimentare, ovvero il “fermo volontario” dei produttori in attesa di ricevere gli esiti dei regolari controlli che vengono fatti sui mitili dell’arco costiero in modo da garantire l’immissione sul mercato di un prodotto altamente sicuro dal punto di vista igienico sanitario”.

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