Fase 2, in FVG riparte anche il settore "restuaro"

Il presidente di Confartigianato Fvg, Graziano Tilatti: «Fondamentale il pressing condotto dalla nostra associazione di categoria sul Governo».

Immagine d'archivio

«Una grande soddisfazione, perché tutto il comparto del restauro può ripartire, dando speranza alle 123 imprese artigiane del Friuli Venezia Giulia». Così il presidente di Confartigianato Fvg, Graziano Tilatti, e il capogruppo regionale Confartigianato Restauro Fvg e componente del Direttivo nazionale di categoria, Roberto Portolan, commentano la decisione del Governo arrivata sabato sera in zona Cesarini di consentire l’apertura delle attività alle imprese del restauro artistico da lunedì 4 maggio.

«L’Esecutivo ha recepito la sollecitazione che Confartigianato Fvg stava attuando da giorni sulla base di motivazioni comprovate – spiega Portolan – riconoscendo che le nostre attività non sono sostanzialmente riducibili ai profili ricreativi e artistici, ai quali il codice Ateco ci inchiodava, assimilando la nostra attività a concerti e teatri e altre espressioni creative».

Le disposizioni

Le disposizioni presenti in una Faq pubblicata sul portale della Presidenza del Consiglio dei ministri specifica di consentire «le attività di restauro, finalizzate alla conservazione di opere d’arte quali quadri, affreschi, sculture, mosaici, arazzi, beni archeologici».

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Confartigianato Restauro Fvg aveva denunciato l’incomprensibile blocco dell’attività per un comparto che a livello nazionale conta 4mila imprese e 12mila addetti, fermi da due mesi. Per chi esercita seriamente la professione, in possesso cioè dei requisiti ministeriali e inseriti nelle liste del Mibact, il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, «camici, tute, visiere, guanti e maschere protettive di ogni grado e rischio sono la dotazione di base», sottolinea il presidente dei restauratori artigiani Fvg. «Sono inoltre continuamente aggiornati i Pos aziendali e i Pos di cantiere, cioè i Piani operativi di sicurezza». Non bastasse tutto questo, aggiunge, «la maggior parte delle lavorazioni si svolge in ambienti interdetti al pubblico. Inoltre, perlopiù sono attività di servizi e non commerciali. Si tratta dunque – conclude il presidente Portolan – di un lavoro in sicurezza per sé e per i nostri interlocutori».

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