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Fallimento Triestina, nella gestione Fantinel buco di milioni di euro

Durante i cinque anni della presidenza dell'imprenditore friulano non era stata versata l'Iva. Ulteriori accertamenti hanno permesso di ricostruire condotte criminose nei confronti dei vertici societari

Evasione fiscale, per svariati milioni di euro, durante la presidenza di Stefano Fantinel, imprenditore friulano che per 5 anni - dal 2006 al 2011 - ha retto le sorti della Triestina. L’intera vicenda trae origine, tre anni fa, da un controllo sugli adempimenti fiscali, dal quale scaturisce il deferimento alla locale Procura delle Repubblica dei vertici societari, per il mancato versamento di IVA, per un importo di circa un milione e mezzo di euro.

A seguito della denuncia del rappresentante legale della società in argomento per l’omesso versamento dell’IVA, è intervenuta, su impulso della medesima Procura della Repubblica, la dichiarazione di fallimento, pronunciata con sentenza del Tribunale di Trieste nel gennaio 2012.

Dopo la sentenza, sono state delegate al Nucleo di Polizia Tributaria di Trieste indagini di polizia giudiziaria, volte a ricostruire le modalità determinanti la situazione debitoria della società, sfociata nella sentenza di fallimento. Le indagini svolte dai militari hanno permesso di ricostruire condotte criminose nei

confronti dei vertici societari, riconducibili al reato di bancarotta fraudolenta aggravata. Per questa ipotesi delittuosa i responsabili sono stati deferiti alla Procura della Repubblica di Trieste.

Sono stati accertati reati afferenti la specifica normativa tributaria. Infatti, al fine di svuotare fraudolentemente la società di liquidità (condotta

espressamente vietata dalla normativa fallimentare), gli amministratori pro tempore della Triestina calcio si sono avvalsi di società presenti sia sul territorio nazionale (alcune riconducibili al medesimo amministratore societario) che in Ungheria, Portogallo e Slovenia, al fine di ottenere l’emissione di fatture passive da utilizzare in sede di dichiarazione dei redditi. Il tutto esclusivamente preordinato per “gonfiare” i costi sostenuti.

Si è così delineato un quadro criminoso molto articolato, che ha consentito alla G.diF. di deferire all’autorità giudiziaria delegante i medesimi vertici societari anche per reati di natura fiscale: dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Trieste hanno contestato alla società calcistica, per gli anni dal 2006 al 2011, un’evasione fiscale di oltre 5 milioni di euro.

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