Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

“Europa Aquileiensis” onora Ján Kuciak e chiama i “mitteleuropei” alla rivolta

Il neocostituito partito friulano euroregionalista invoca la più irresistibile mobilitazione sociale dei popoli del Centro Europa contro le infiltrazioni malavitose: “Dal Danubio all'Adriatico sia battaglia comune!”

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

L'avevano ucciso tra il 22 e il 25 febbraio 2018, a Veľká Mača, il villaggio in cui abitava, a 65 kilometri da Bratislava, e nei giorni a seguire la nazione era insorta provocando una crisi di governo. Anche il nuovo partito euroregionalista friulano “Europa Aquileiensis”, costola politica del movimento del Fogolâr Civic, ora, con una nota del 5 marzo 2018, rende omaggio alla memoria del probo giovane giornalista investigativo slovacco Ján Kuciak, assassinato insieme alla fidanzata, mentre indagava sulle relazioni tra imprenditoria e politica del suo Paese e la malavita italiana o, meglio, calabrese: “Un patriota – afferma il coordinatore politico “euroaquileiese”, prof. Alberto Travain – il cui vero eroismo deve costituire patrimonio ed orgoglio di tutti i popoli della Mitteleuropa, da un secolo orfani di uno Stato forte, ordinato, serio e temibile, di cui la sola leggendaria efficienza costituirebbe antemurale valido anche contro corrotti e malavitosi: l'impero asburgico. La sua caduta, cento anni fa, ha prodotto soltanto istituzioni deboli, democrazie deboli, società deboli, disarmate e talvolta miseramente complici del proprio degrado di fronte a potenti e malintenzionati avvoltoi forestieri. La testimonianza di quel ragazzo deve incitare ad una rivolta popolare permanente contro certi intrallazzi!”.

Il coordinamento di Europa Aquileiensis invita quindi ad un moto d'orgoglio, di ribellione, di coesione e di resistenza capillare al “nemico”, al “tiranno invasore”. “Madre Aquileia, prima metropoli del Centro Europa, ce l'ha insegnato: dobbiamo essere, anche se non è facile, irriducibili, tenaci, impavidi, non accettare le prepotenze. Il che significa essere uniti, comunità: un 'villaggio gallico' di asterixiana memoria, la cui tenace difesa verta davvero su un'eccezionale 'pozione magica' corrispondente null'altro che a un forte, anzi fortissimo, ideologico, culturale, morale, senso di comunità, solidarietà ed orgoglio locali volti al positivo, al migliorativo.

'Etnicamente aperti ed eticamente chiusi' era, un tempo, un motto socioculturale del Fogolâr Civic. Ogni città, ogni borgo, ogni strada, della nostra Mitteleuropa siano costantemente in aperta rivolta contro i potentati e la malavita che minacciano il nostro bene, le nostre terre, la nostra libertà, la nostra sicurezza, la nostra dignità. Battaglia comune, di tutti i popoli del mondo, certo, ma irresistibile sia la difesa della patria tra i nostri 'mitteleuropei', tra valle del Danubio e Mare Adriatico: sia difesa degna delle glorie storiche di Aquileia, antica madre culturale ribelle alla tirannia. Slovacchi e cechi, austriaci e ungheresi, sloveni e croati, e, tra gli italiani, innanzitutto i friulani, i giuliani, i veneti, i trentino-tirolesi, i lombardi, trovino le strade di una sana chiusura e di una ribellione sociale a infiltrazioni ed inquinamenti, già in fase avviata pare purtroppo, dei propri territori! Costruire capillarmente comunità positiva, forte, radicata, irriducibile, non può essere che il primo punto del programma di qualunque partito miri davvero al bene della propria gente! Infiltrazioni malavitose? 'Formazione a testuggine!', avrebbero detto i padri aquileiesi!”

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