La lezione di Caporetto secondo il Fogolâr Civic: "Eroismo oscurato da capi incapaci"

Travain: “Italica amara saga di umili valorosi comandati da inetti”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

“Un evento da leggersi in un contesto europeo e mondiale, non solamente nazionale: Caporetto fu laboratorio di esperienze ed immaginari che si svilupparono nei successivi decenni di storia internazionale”: così lo studioso romano Alfredo Maria Barbagallo.

“Un esempio d'imprevidenza, costante storica caratteristica, rilevabile oggettivamente, dell'identità nazionale italiana”: così lo scrittore sandanielese nonché cultore di storia patria Maurizio Di Fant. “A scrivere la Storia sono i vincitori o i capi responsabili delle sconfitte, non gli sconfitti il cui eventuale specifico valore non può essere fatto rifulgere evitando di evidenziare l'inettitudine dei vertici. Capi incapaci alla guida di un popolo che nel pericolo capitale sa incredibilmente essere valoroso: la battaglia di Caporetto e ciò che ne seguì, secondo i dati oggi a disposizione, costituisce una vicenda emblematica delle dinamiche sociopolitico-istituzionali italiane . Il problema è che ancora quel popolo, faticosamente richiamato a coscienza dalla storiografia più puntuale, non sembra capace di affrancarsi dalla retorica ancora patriottarda e guerrafondaia di certe commemorazioni in cui è raro riscontrare parole di ferma condanna nei riguardi di un conflitto facilmente evitabile e invece ricercato dallo Stato italiano con subdola logica imperialistica mascherata da sacri principi di liberazione nazionale”.

Questa l'opinione del prof. Alberto Travain, presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic”, che, in occasione del centenario della tragica disfatta italiana, ha riunito a Udine, al tempo quartier generale sabaudo, il Servizio Cultura del sodalizio, per onorare sinceramente la memoria dei caduti con un momento di riflessione su quella terribile fase storica. “Condividiamo la suggestione di chi in Caporetto vide l'inizio di una positiva rivoluzione italiana contro classi privilegiate e tiranniche. Il radioso ammutinamento di un'Italia in rivolta contro l'inetta tracotanza dei suoi 'comandanti'? Oggi sappiamo che, almeno in parte, non fu così e che fantaccini e cavalieri italiani , abbandonati dai loro 'capi' si batterono autonomamente, con strenuo coraggio, cent'anni or sono, tra Isonzo e Piave, in un'onorevole guerra difensiva, ben più ammirevole moralmente della proditoria campagna di conquista scatenata nel 1915 contro l'alleato impero degli Asburgo.

Ricordare Caporetto ovvero un'italica amara saga di umili valorosi comandati da inetti – aggiunge Travain – oggi, dunque, dovrebbe significare, per un buon cittadino, un richiamo a diffidare di chi comanda e delle dinamiche con cui in Italia si raggiungono e gestiscono i vertici anche scaricando sui sottoposti le proprie gravi responsabilità. Eroismo oscurato da capi incapaci? La lezione di Caporetto è un invito a diffidare di vertici italiani di dubbia selezione!".

Torna su
UdineToday è in caricamento