Bloccate in Spagna durante l'Erasmus, studentesse friulane lanciano un appello

Vogliono rientrare perché non si sentono al sicuro, ma il rimpatrio è sempre più difficile: da domani anche la Spagna è in lockdown e i collegamenti con l'Italia sono bloccati

Le friulane Alessandra Tessitori e Francesca Liut

Sono lontane da casa, partite inseguendo un sogno. E di certo, all'inizio di questa avventura, non pensavano che avrebbero desiderato ardentemente di rientrare in Italia. Nei momenti di difficoltà, casa è sempre casa. Stiamo parlando di due studentesse universitarie in Erasmus, bloccate in quell'Europa che ha tagliato i collegamenti con l'Italia per contenere il contagio e che ora si sta chiudendo in se stessa per lo stesso motivo, paese dopo paese. 

La petizione

A lanciare reiterati appelli e a rilanciare una petizione online per il rimpatrio degli studenti in Erasmus organizzata da Rachele Scaringella sono state due studentesse friulane in questo momento bloccate in Spagna, a Jaen in Andalusia. Si tratta di Alessandra Tessitori e Francesca Liut studentesse dell’Università di Udine, la prima impegnata nella Magistrale di Ingegneria Gestionale, la seconda nella triennale della stessa Facoltà. Entrambe sono in costante contatto con l'Ufficio mobilità dell'Università di Udine, che fornisce loro tutto il supporto possibile. 
«La situazione in Spagna sta degenerando di ora in ora, non riusciamo a metterci in contatto con l'Ambasciata e con la Farnesina. La sanità sta già crollando con 6000 casi. E noi siamo stranieri qui, non siamo nemmeno residenti. Il presidente del governo oggi ha dichiarato che la rapidità di diffusione del virus è molto maggiore che in Italia. Molti studenti Erasmus come noi desideriamo rientrare in Italia in quanto non ci sentiamo sicuri, siamo all’estero in mezzo ad una delle crisi sanitarie più gravi degli ultimi 100 anni. Non è un capriccio, non vogliamo tornare perché ci manca casa, ma perché non ci sentiamo sicuri. Visti i numeri, essere contagiati non è poi così poco probabile, prendere il Covid-19 in casa è una cosa, prenderlo all'estero, con un’altra sanità e dove non siamo a tutti gli effetti dei residenti, è un'altra. Temo che nelle prossime due settimane la situazione possa evolversi in maniera tale da dover chiudere le frontiere della Spagna, come sta accadendo in Italia. Già adesso non ci sono voli per l'Italia».  

L'incubo

Quella che doveva essere un'esperienza meravigliosa si sta trasformando giorno dopo giorno in un icubo.
«Per quanto riguarda noi ci siamo imposte di rimanere a casa, per evitare qualsiasi possibilità di contagio. I ragazzi francesi che si trovano qui in Erasmus stanno lasciando il paese per tornare nella propria nazione, per loro, le frontiere sono ancora aperte. Ma nel giro di pochi giorni o di una settimana, immagino che la Spagna chiuderà le proprie frontiere e seguiranno a ruota anche gli altri paesi Europei. Non ci sentiamo sicuri: lo vediamo sotto i nostri occhi come la capacità di diffondere il virus qui in Spagna sia molto facile. Le persone non ci sembrano molto sensibilizzate, continuano a vivere normalmente, la maggior parte delle quali non seguono le indicazioni per la gestione della salute, come per esempio la distanza di sicurezza. Fino a qualche giorno fa, quando il numero dei casi era confinato soprattutto a Madrid, si capiva che molti spagnoli pensassero che il problema fosse solo italiano e le informazioni passate dai mezzi di comunicazione non facevano altro che trasmettere questo concetto».

Con queste testimonianze si capisce come quello che abbiamo vissuto in Italia, con le notizie che dall Cina ci sembravano così distanti, sta succedendo anche agli altri paesi. Il problema, per loro, riguarda solo gli italiani. Almeno fino ad oggi, che i contagi hanno cominicato a salire vertiginosamente e, purtroppo, anche le morti. Da lunedì anche la Spagna sarà in lockdown.

L'appello disperato

«Chiediamo di essere rimpatriati tramite un ponte tra Spagna e Italia, secondo una modalità che sia controllata dal punto di vista sanitario, con relativa quarantena obbligatoria al rientro».  
Un primo tentativo di rimpatrio era stato effettuato giovedì 12 marzo: tramite le università era stato comunicato un rimpatrio imminente da Madrid a Ciampino organizzato dall’unità di Crisi la Farnesina, salvo poi bloccare tutto per difficoltà organizzative. 

Ci sono altre opzioni consigliate dal sito dell’Ambasciata Italiana di Madrid per rientrare in Italia: “al momento, chi ha necessità urgente di raggiungere l’Italia può farlo attraverso scali aerei in altre città europee consultando le compagnie aeree. In alternativa, restano attivi i collegamenti via mare o via terra, fino ad eventuali diverse indicazioni delle Autorità competenti: anche in questo caso si consiglia di contattare i fornitori di tali servizi".
«Per quanto ci riguarda, pensiamo che queste opzioni non siano ragionevoli, soprattutto dopo tutti gli sforzi che l’Italia ed altri paesi europei stanno attuando. Siamo giovani, ed iniziando un viaggio tale e senza troppi controlli, potremmo essere fonte di diffusione del virus».  

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