Giulio Regeni temeva per la sua incolumità, in arrivo al Cairo un team di investigatori italiani

Emergono alcuni particolari sul ricercatore trovato morto in Egitto: collaborava con il Manifesto usando uno pseudonimo. Intanto il suo corpo è stato consegnato alle autorità italiane

Mentre si cerca di fare chiarezza sulla morte del ricercatore friulano Giulio Regeni, emergono alcuni particolari sul suo impegno civile.

GLI ARTICOLI FIRMATI CON UNO PSEUDONIMO. Regeni, come ormai è noto, si trovava a Il Cairo per la tesi del suo dottorato di ricerca. Aveva più volte scritto per il quotidiano Il Manifesto, utilizzando però uno pseudonimo perché - come riporta lo stesso giornale - «aveva paura per la sua incolumità».«Giulio si occupava soprattutto di movimenti operai e di sindacalismo indipendente», ha raccontato il collaboratore del quotidiano Giuseppe Acconcia, dunque aveva contatti con l’opposizione egiziana. Alla redazione del manifesto confermano che Regeni aveva collaborato con il quotidiano e che anche in alcune e-mail il ricercatore aveva espresso i suoi timori. Gli stessi annunciati alla madre, sentita prima che di lui non si avessero più notizie. Al centro del suo impegno, la questione sui diritti dei lavoratori. Un amico di Giulio - come ha riportato Radio Popolare - ha raccontato a un quotidiano egiziano come la ricerca che il giovane stava conducendo si concentrasse sull’economia egiziana e prevedesse anche interviste ad attivisti per i diritti dei lavoratori.

LE REAZIONI IN FRIULI E IN ITALIA

STUDIOSO E IMPEGNATO NEL SOCIALE. Dai suoi conoscenti e dalla comunità di Fiumicello, Giulio Regeni era sempre apparso come un ragazzo modello, socievole e impegnato nello studio e nelle attività sociali, viaggiando anche negli Stati Uniti e in Inghilterra sempre per questioni di studio. Proprio da Cambridge si era trasferito in Egitto per completare il dottorato di ricerca.

UNA MORTE TRAGICA. Nelle ultime ore si sono rincorse diverse ipotesi legate alla morte di Regeni, tutte trapelate dall'Egitto: da un possibile incidente stradale, a una sempre più convincente realtà di tortura con i segni di violenza ritrovati sul suo corpo segnato da bruciature di sigaretta e ferite da coltello. Su quanto accaduto, c'è quindi stata molta contraddizione tra le stesse autorità Egiziane. Da Londra, il ministro degli Esteri Gentiloni ha chiesto di sapere fino in fondo la verità su quanto accaduto.

Intanto, il corpo di Regeni è stato consegnato dalle autorità egiziane all'Ospedale italiano "Umberto I" del Cairo.

INVESTIGATORI DALLA TURCHIA. Venerdì un team di sette uomini di polizia, carabinieri e Interpol partirà per il Cairo per seguire le indagini sulla morte di Regeni, in collaborazione con le autorità egiziane. Lo si apprende da fonti di governo. Nel pomeriggio di ieri in una telefonata con il presidente egiziano Al Sisi, il premier Matteo Renzi aveva sollecitato la restituzione del corpo del giovane, che attualmente è in un ospedale italiano al Cairo, e fatto presente l'esigenza di pieno accesso dei rappresentanti italiani per seguire gli sviluppi delle indagini.

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