Eccidio di Porzus, oggi la commemorazione per il 75esimo anniversario

"Siate gelosi della libertà datavi, perché è un regalo prezioso". Così il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, davanti alla lapide posta a memoria dell'eccidio di Porzus nel 1945

 "Se oggi possiamo dire di essere uomini liberi è anche grazie a chi, decenni fa, per la libertà diede la vita. Dobbiamo essere custodi di questo dono e non lasciarci sopraffare da logiche subdole, come quelle consumistiche che ci considerano solo come potenziali acquirenti eterodiretti"

Lo ha affermato a Bosco Romagno, in Comune di Cividale, il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, davanti alla lapide posta a memoria dell'eccidio che, nel '45, vide partigiani delle brigate Garibaldi uccidere partigiani delle brigate Osoppo. 

"Questa resta una delle pagine più oscure della Resistenza", ha detto Zanin alla presenza del presidente dell'associazione Partigiani Osoppo, Roberto Volpetti, della Medaglia d'oro al valor militare Paola Del Din, della vicesindaca di Cividale, Daniela Bernardi, dei sindaci di Udine, Pietro Fontanini, e di Manzano, Piero Furlani, oltre all'ex vicepresidente del Consiglio regionale Paride Cargnelutti e al consigliere regionale Elia Miani. 

La commemorazione

"Dobbiamo ricordare soprattutto il valore di libertà che quegli uomini avevano intrinseco in se stessi - ha ricordato Zanin -, un valore che non era dettato dal loro stato sociale perché apparteneva parimenti al contadino, all'operaio e all'intellettuale. Tutti erano mossi dal difendere la libertà come ideale e come impegno. Per noi, e ancor più per i giovani d'oggi, si tratta di un fattore scontato, invece per i giovani di allora è stato una conquista a costo della propria vita". 

"Commemorare questi eventi ci deve servire a monito - ha rimarcato il presidente - per ricordarci che spesso, anche quando crediamo di essere padroni di noi stessi, invece siamo indirizzati verso interessi più generali che ci rendono non più esseri liberi ma tutti consumatori. Il metodo è certamente più suadente di quando era dettato dalla forza e dalla violenza, ma il risultato finale resta la privazione della libertà individuale". 

"Siate degni, specialmente voi che siete qui a rappresentare le istituzioni, del dono che vi hanno fatto questi martiri", ha detto poi la Del Din con la solita grinta e la forza di chi la guerra e i suoi orrori li ha vissuti in prima persona. "Siate gelosi della libertà datavi, perché è un regalo prezioso".

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