Immigrazione, più i friulani che emigrano che gli stranieri che arrivano

I dati esposti nel "Dossier statistico immigrazione 2018", presentato al centro "Balducci" di Zugliano

Più emigranti friulani che immigrati in Friuli. È questo il dato che emerge dal Dossier statistico immigrazione 2018, 28a edizione della ricerca, uno strumento che può aiutare a comprendere meglio il fenomeno, sia in Italia che in regione. La ricerca è stata effettuata dal Centro Studi e Ricerche Idos, assieme a Centro Studi Confronti e con la collaborazione dell'Unar, cofinanziata dal Fondo Otto per mille della chiesa valdese e dall'Unione delle chiese metodiste e valdesi. Al progetto hanno preso parte oltre un centinaio di ricercatori e studiosi.

I dati in Friuli

Nella nostra regione si è visto un aumento rispetto agli anni precedenti di stranieri residenti, con una crescita di circa il due per cento. Nonostante ciò, secondo la ricerca condotta, ci sono più corregionali all'estero, quindi che emigrano verso altri paesi, che stranieri in Friuli. Questa crescita è poi in linea con il trend delle regioni del Nord-Est Italia. In Friuli i richiedenti asilo sono pari al 2,7 per cento degli stranieri totali. In linea con i dati nazionali, anche nella nostra regione gli immigrati hanno difficoltà nel far riconoscere i propri diplomi, e molto spesso svolgono lavori inferiori rispetto al loro percorso di studi. Lo stipendio medio di uno straniero in Friuli resta, in media, di mille e cento euro circa, inferiore rispetto alla media friulana. Considerando tutti gli stranieri poi, il sei per cento è impegnato nel settore dell'agricoltura  —  contro il tre per cento degli italiani —, il 40 per cento nell'industria  —contro il 28 per cento degli italiani —, l'8,3 per cento nell'edilizia — 4,3 per cento degli italiani —, il 16 per cento nel settore domestico (pulizia e assistenza alla persona) — contro lo 0,7 per cento degli italiani —, e il 53 per cento è impegnato nel settore dei servizi — mente gli italiani contano il 69 per cento—.

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I dati in Italia

"Il discorso pubblico è fatto di slogan gridati — dichiara Paolo Attanasio, esperto di migrazioni —. Il fenomeno migratorio è diventato molto importante negli ultimi decenni, ma non per questo deve essere considerato l'unica problematica che affligge la nostra società. La superficialità con cui viene presentato questo fenomeno crea gravi danni al nostro paese, in primis la disinformazione". Secondo l'ultima relazione della Commissione parlamentare sulla xenofobia e il razzismo, si può notare come l'Italia sia il paese del mondo con il più alto tasso di disinformazione sull'immigrazione. I cittadini italiani credono infatti che gli stranieri siano più del doppio rispetto a quelli effettivamente presenti nel paese. "Il lavoro di ricerca e di studio — continua Attanasio — è quindi sempre più indispensabile. Anche perchè il fenomeno migratorio non è nè temporaneo, nè reversibile". La penisola conta circa 5 milioni di residenti stranieri (contro i nove milioni di Germania e sei milioni del Regno Unito, mentre supera Spagna e Francia, con quattro milioni e mezzo ciascuna circa). Tra i residenti stranieri, la componente femminile è leggermente prevalente (52 per cento), mentre, per quanto riguarda la provenienza, i romeni costituiscono il gruppo più numeroso, seguiti da albanesi e marocchini. Invece, per quanto riguarda la religione, tra i migranti i cristiani sono la maggioranza (52,6 per cento), mentre i mussulmani sono 1 ogni 3 (circa il 32,7 per cento). Inoltre, sono diventati cittadini italiani 1 milione e mezzo di stranieri. Mentre l'Idos stima in circa 1 milione e 300 mila gli stranieri nati in Italia — "seconda generazione" —. Di questi, più di mezzo milione è seduto sui banchi di scuola.

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