Ore e stipendi dimezzati: la denuncia degli educatori, i "dimenticati" di questa emergenza

Con il blocco di tutte le attività per bambini e ragazzi, questi lavoratori stanno pagando un caro prezzo: "al momento ci consideriamo dei lavoratori di serie B"

In queste settimane di emergenza legata al coronavirus, molti settori sono stati messi a dura prova ma, forse, di alcuni ci si è un po' dimenticati, messi da parte. Parliamo degli educatori che, come altre categorie di lavoratori, stanno vedendo messa a rischio la loro occupazione. A denunciare la situazione di precarietà alcuni educatori dell'Alto Isontino (che conta una settantina di operatori), che stanno subendo in queste settimane una drastica riduzione delle ore di lavoro e, di conseguenza, dello stipendio.

La denuncia

L'educatore è un lavoratore che viene pagato a cottimo, quindi viene retribuito solo per le ore effettivamente lavorate. Da qui, la crisi del settore e dei suoi lavoratori. A causa della chiusura di tutte le scuole, dei nidi, doposcuola, spazi ricreativi e strutture dedicate ai bambini e ai ragazzi, infatti, anche il loro lavoro ha subito una brusca fermata.

Sostegno a bambini e ragazzi

Il lavoro degli educatori, però, è molto importante nella nostra società. Questi lavoratori, infatti, si occupano giornalmente di supportare bambini e ragazzi in condizione di fragilità, nelle scuole o con interventi domiciliari, tutte attività bloccate dal lockdown. "Tutte le attività educative sono state evidentemente sospese a causa dell'esigenza di distanziamento sociale dovuta al diffondersi della pandemia, generando ulteriore disagio in nuclei familiari spesso già fragili e provati", fanno sapere gli educatori dell'Alto Isontino. Nonostante ciò, però, gli educatori hanno ripreso a operare rimodulando i loro servizi attraverso modalità online, tramite l'utilizzo di piattaforme di videocomunicazione per stare vicino ai bambini e ai ragazzi con proposte di attività creative, supporto nello svolgimento dei compiti o come semplice spazio di supporto in questo periodo difficile per tutti.

Meno ore di lavoro

Quello che, però, preoccupa questi lavoratori, che non sono dipendenti della pubblica amministrazione o del Ministero dell'Istruzione, sono la drastica riduzione degli orari di lavoro e, di conseguenza, del loro stipendio, "già basso prima dell'emergenza". Se da un lato questi lavoratori hanno potuto riprendersi una piccola rivincita grazie all'articolo 48 del decreto "Cura Italia", che autorizza gli enti a pagare il 100 per cento degli importi messi a bilancio per i servizi socio-educatori, dall'altro ci sono ancora delle grosse difficoltà. "Noi, al momento, percepiamo un compenso pari a circa il 65 per cento della retribuzione, per ora anticipato dalle cooperative, con un immenso sforzo finanziario". Quanto previsto dal decreto "Cura Italia", quindi, "di fatto non viene applicato, per questo si è dovuti ricorrere al Fis. Gli enti non stanno aderendo al decreto ministeriale, in quanto non stanno erogando a noi educatori l'intera somma dello stipendio".

Le difficoltà

Come fanno sapere gli educatori, "siamo in attesa del fondo integrativo salariale dell'INPS e non abbiamo idea di quanto a lungo potrà esserci garantito". I lavoratori, infatti, non hanno diritto alla cassa integrazione, e per il momento lo stipendio di marzo è stato anticipato dalle cooperative per le quali lavorano. "Questo sta mettendo in difficoltà parecchie famiglie e non abbiamo ricevuto risposte da parte di nessuno". Il mese di aprile per il momento è scoperto, "siamo nel limbo".

Le critiche

"Anche se ci occupiamo dei frutti più preziosi del territorio, i bambini, alla luce del decreto del Governo, non capiamo il senso della decisione degli enti locali che liberamente decidono di rendere abissale la disparità di trattamento rispetto agli operatori Comunali, che già godono di una condizione indiscutibilmente più favorevole – denunciano gli educatori, che rimarcano – noi abbiamo il diritto di percepire uno stipendio che si possa definire quanto meno dignitoso e la cui voce di spesa risulta già iscritta nel bilancio degli ambiti".

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Buone notizie

Una buona notizia arriva dal fatto che negli ultimi giorni si è iniziato a parlare dell'avvio dei centri estivi, quindi "presto gli operatori saranno nuovamente utili e riprenderanno il loro lavoro, così speriamo tutti. Ma è accettabile che ci si ricordi di noi a giorni o mesi alterni?. L'unica conclusione a cui possiamo giungere è che dobbiamo considerarci dei lavoratori di serie B. E, molto più preoccupante per la società tutta di cui facciamo parte, che le persone di cui ci occupiamo, i frutti più belli e delicati della nostra società, meritino degli operatori di serie B", concludono gli educatori.

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