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Martedì, 18 Giugno 2024
Delitto di San Rocco / San Rocco / Via della Valle

Delitto di San Rocco, l'accusato dell'omicidio: "Non sono stato io"

Vincenzo Paglialonga, il 41enne sospettato di essere l'assassino di Lauretta Toffoli, nega le ipotesi formulate su di lui

“Non sono stato io”. Vincenzo Paglialonga, sospettato di essere l’assassino di Lauretta Toffoli, nega l’ipotesi di un suo coinvolgimento nel delitto di San Rocco. A rivelare le convinzioni del 41enne è il suo legale, l’avvocato Piergiorgio Bertoli. “Il mio assistito, per la prima volta dal provvedimento di fermo, è finalmente lucido e ho potuto parlarci”. Paglialonga soffre di cirrosi esotossica e dal momento in cui le forze dell’ordine lo hanno preso in carica, secondo quanto riferisce Bertoli, non avrebbe preso le medicine di cui ha bisogno, finendo così in uno stato confusionale. “Deve assumere determinati medicinali – spiega Bertoli – per quattro volte al giorno. Finalmente il medico del carcere si è occupato della cosa e Paglialonga è di nuovo in grado di esprimere il suo pensiero senza condizionamenti dettati dalla patologia. Dice che non è stato lui a commettere il delitto”.

Tempi sfasati

Per perorare la causa del suo cliente l’avvocato entra nel dettaglio delle tempistiche di ciò che è successo nella notte tra venerdì e sabato in via della Valle. “Paglialonga – spiega il legale – mi ha riferito di essersi tolto il braccialetto elettronico che serviva a monitorarlo durante i domiciliari. All’una e 45 una volante si è presentata da lui. Secondo quanto riferito dal medico legale il delitto si sarebbe consumato tra l’una e le due e in effetti i vicini sostengono di aver sentito delle urla verso le due. Ora, vi par possibile che un tizio riceve la visita di una pattuglia quando mancano 15 o 10 minuti alle due di notte e una volta solo, nel giro di poco, compie un delitto da 25 coltellate? L’avesse fatto prima, tra l’altro, sarebbero state rilevate delle tracce di sangue. E’ una cosa che non ha senso”. 

Fermo

Nel frattempo il gup del tribunale di Udine Matteo Carlisi si è riservato alcune ore per decidere sull’udienza di convalida del fermo, richiesto dalla pm Claudia Finocchiaro. Bertoli si è opposto. “C’è incompatibilità alla detenzione in carcere per motivi di salute” ha chiuso l’avvocato.

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