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Sabato, 3 Dicembre 2022
Cronaca

Cutrino e la globalizzazione compatibile

Successo per l'appassionato intervento di un giovanissimo membro onorario del Fogolâr Civic alle giornate Unesco dei popoli autoctoni e della popolazione mondiale.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Il calore dell'antica “osteria” contro la freddezza del moderno “bar”. La schiettezza dei dialetti locali contro l'invadenza delle lingue globali. Grandi applausi per l'intervento dello studente Riccardo Cutrino, membro onorario del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic”, che, l'11 luglio 2018, nella cornice delle celebrazioni delle “giornate internazionali” Onu dedicate ai “popoli autoctoni” e alla “popolazione mondiale”, ha partecipato, presso la sede universitaria di Palazzo di Toppo Wassermann, nel capoluogo friulano, a un incontro pubblico, organizzato dal Club per l'Unesco di Udine, presieduto dalla prof.ssa Renata Capria D'Aronco, con magistrale disseratazione intitolata “Sapere di non sapere: non seppelliamo o rinneghiamo le nostre origini e la nostra cultura”. Suadente oratore, il giovanissimo ex alunno del prof. Alberto Travain, presidente del Fogolâr Civic, ha validamente problematizzato il tema della globalizzazione procedendo dalla sua strutturale natura economica, fondata su omologazione di domanda e offerta in senso commerciale ma dilangante poi e minacciante stili di vita, tradizioni, valori costitutivi dell'identità dei popoli.

Cutrino ha auspicato un sano “ritorno al passato” che “non significa rinnegare il presente ma reinterpretare in chiave moderna quanto fatto di buono” un tempo e ha indicato la necessità di “ricostruire i nostri territori”, di fare in modo che “si trasformino nelle roccaforti della propria identità, delle proprie culture e del proprio tessuto economico-sociale”. “La globalizzazione non è per forza un male – ha detto lo studente – quando, in qualche modo, 'lega' i cittadini del mondo attraverso il cosmopolitismo: può essere una grande opportunità di formazione alla cittadinanza globale quando non preveda di rinunciare alle cittadinanze locali” ha affermato. Di fronte ai temi contingenti di contestazione dell'europeismo, Cutrino ha giudicato “normale che l’Unione Europea tenda a creare, in certi settori, omologazione”. “Ciò, però, non deve avvenire a danno delle specificità culturali virtuose presenti sui suoi territori” ha sottolineato il giovane conferenziere. “Il rispetto tra culture è condizione di pace, a patto che vi sia il riconoscimento della rispettiva diversità di ruolo tra culture native ed immigrative” ha concluso il relatore, accennando ai temi della convivenza e delle integrazioni territoriali cui richiamano giornalmente i fenomeni migratori senz'altro connessi alla globalizzazione.

Congratulazioni sentite tra il pubblico per la sincera passione civile e per la brillante vis oratoria manifestate dal ragazzo, “sviluppo di virtù civiche – ha detto il prof. Travain – che ricordo già eccezionalmente attestate al tempo in cui ho avuto il piacere di essere suo docente”. Secondo il giovane oratore, quindi, la globalizzazione sarebbe ammissibile solamente se compatibile con le peculiarità culturali ed economiche dei singoli territori, chiamati a farsi, di queste, irridicibile baluardo... “È l'idea attorno alla quale in tutto il mondo oggi si combatte a tutela dell'identità e della dignità di popoli, nazioni, comunità, lingue, religioni. Ed è l'idea madre attorno alla quale da trent'anni si coagula il civismo udinese e friulano raccolto dal movimento del Fogolâr Civic. Una battaglia globale da combattersi localmente: bravo Riccardo!” ha commentato soddisfatto il presidente fogolarista prof. Travain.

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