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Venerdì, 3 Febbraio 2023
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Troppi soldi per adeguare la Casa dello Studente, il Comune pensa di prendere l'edificio

Lo studentato è chiuso dal 2017 perché sismicamente inadeguato. La Regione Fvg, proprietaria dell'immobile, ha avviato alcune perizie per valutare i costi dei lavori strutturali. «Se dovesse costare troppo, il Comune di Udine è interessato a non lasciare abbandonato l'edificio, cambiandone destinazione d'uso», dichiara il sindaco Fontanini

Viale Ungheria è stata da sempre il cuore cittadino dedicato a studenti e studentesse: qui alcune sedi universitarie, aule studio, la mensa, uffici e, ovviamente, la casa dello studente. Un edificio imponente, che fino al 2017 ospitava 260 persone e che da cinque anni è ormai quasi del tutto dismesso. Quasi perché il piano terra è ancora occupato e funzionante: ad essere stati evacuati sono i piani superiori, quelli cioè occupati dalle stanze del dormitorio. La motivazione? La struttura non rispetta le nuove normative antisismiche entrate in vigore dopo il terremoto de L'Aquila, dove persero la vita anche 8 studenti ospitati proprio all'interno della casa dello studente del capoluogo abruzzese. «Per adeguare l'edificio ci vuole una cifra iperbolica», commenta il sindaco di Udine Pietro Fontanini. E in effetti, dopo i tragici fatti del 2009, con il terremoto che costò la vita a 309 persone, le norme in materia antisismica sono state modificate in maniera estremamente rigida. 
«Siamo alle prese con un immobile molto grande - commenta l'assessora regionale all'Istruzione Alessia Rosolen - che non ha bisogno di una banale ristrutturazione, ma di veri e propri lavori strutturali». Al momento non c'è una cifra esatta, ci sono infatti due perizie che la Regione Friuli Venezia Giulia sta facendo asseverare proprio in queste settimane: si parla comunque di un investimento che potrebbe aggirarsi tra i 20 e i 28 milioni di euro. «In questo momento c'è una valutazione in corso - conferma Rosolen - ma è chiaro che dopo L'Aquila i parametri sono molto rigidi e con l'aumento delle materie prime i costi sono destinati ad essere impegnativi».

Il futuro dell'edificio

«Finché ci sono le valutazioni dei tecnici in corso non possiamo prendere nessuna decisione», prosegue l'assessora, che conferma come la Regione continui a considerare viale Ungheria «una delle priorità per coprire il fabbisogno degli studenti udinesi». «Al momento stiamo soddisfacendo il 100% delle domande tra convitti e affitti e appena avremmo le risposte delle perizie valuteremo il da farsi».
Pronto ad entrare in gioco, nel caso in cui la ristrutturazione e l'adeguamento sismico si dimostrassero eccessivamente onerosi, è il Comune di Udine. «Così com'è l'edificio non può ospitare studenti: il problema è dal primo piano in poi, cioè dove sono le camere. Il Comune ha tutto l'interesse a che la struttura non sia lasciata abbandonata, visto che aveva subito anche degli interventi di manutenzione in tempi recenti», conferma il sindaco di Udine Fontanini. «Se la spesa per adeguarlo fosse considerata eccessiva, noi siamo interessati a farci altro, cambiando la destinazione d'uso e quindi usando le stanze del dormitorio come uffici», continua.

Tutto rimane nel campo delle ipotesi, almeno finché non sarà chiaro il parere dei tecnici. La sensazione, confermata dal pensiero del primo cittadino udinese, è che con molti meno soldi sarebbe più semplice costruire uno studentato completamente nuovo. La Rosolen ha però commentato che al momento non è chiaro nemmeno alla Regione «cosa sia più conveniente fare».

Studenti e studentesse

«Per compensare l’indisponibilità della Casa dello studente di viale Ungheria, gli aventi diritto ad un alloggio presso quella struttura ricevono una borsa di studio per coprire i costi dell’affitto presso privati o presso un convitto convenzionato con l’Ardis. Come associazione, riteniamo che la situazione sia insostenibile: affrontare il mercato degli affitti privati e dei convitti significa avere un onere economico maggiore, considerando come ad oggi, in centro città, per una stanza singola, si spendano circa 300 euro. Il problema della residenzialità è reale, e non è più prorogabile una messa in discussione dello status quo!», dichiara Ambra Canciani, coordinatrice dell’Unione degli Universitari Udine

«Dopo cinque anni vogliamo che sia data una risposta reale e celere alle esigenze degli studenti. Durante questi lunghi anni sono stati proposti progetti più o meno concreti per rendere nuovamente adatto all’uso abitativo l’edificio, che ricordiamo essere tra i più grandi della città. Tuttavia, la mancanza di finanziamenti pubblici e di un coordinamento fra gli enti interessati, ovvero il Comune, la Regione e l’Università, ha portato a una situazione di stallo ormai insostenibile che lede il diritto allo studio. Ci piacerebbe riuscire a stimolare un tavolo di discussione sinergica tra tutte le parti, dalla quale possa scaturire la scelta migliore possibile per la comunità studentesca, che deve essere interrogata e alla quale vanno date risposte complessive», aggiunge Martina Gubertini, rappresentante per Unione degli Universitari nel Comitato Ardis Le rappresentanti sollevano anche perplessità sulle valutazioni sull’entità degli investimenti da sbloccare per i progetti ad oggi presentati «tanto per le modalità poco chiare e coordinate con cui sono state svolte, quanto per le considerevoli cifre che fanno emergere, al punto che non stupirebbe se la decisione finale dovesse prevedere la riconversione dell’edificio di viale Ungheria per scopi diversi dalla residenzialità universitaria».

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