Fim-Cisl:«Preparare la ripartenza, ma no a forzature»

Per la Federazione Italiana Metalmeccanici, "la salute dei lavoratori viene prima di tutto", per Confindustria "la riapertura delle attività produttive industriali è fondamentale"

Botta e risposta tra Fim-Cisl e Confindustria sulla riapertura delle imprese in regione. Per la Federazione Italiana Metalmeccanici, la priorità è la "salute dei lavoratori, delle loro famiglie e della collettività, che deve venire prima degli interessi privati". Per Anna Mareschi Danieli, presidente Confindustria Udine, "la riapertura delle attività produttive industriali è fondamentale".

Confindustria

Obiettivo di Confindustria, quindi, è ottenere la riapertura delle aziende, "con l'impegno delle imprese a rispettare tutte le direttive dei Dpcm, e utilizzando le forze armate per fare i controlli". Questa la proposta lanciata da Mareschi Danieli in un'intervista a Radio Capital dei giorni scorsi. Inoltre, la presidente si ritiene fiduciosa nei confronti degli imprenditori, che "sono disponibili a fare tutto il possibile e anche di più per il contenimento del contagio". Inoltre, Mareschi Danieli ricorda come ci siano molte imprese "che non fanno parte dei codici Ateco, ad alcune è stata data autorizzazione a ripartire, ad altre no". Fatte quindi le regole, ma sono già nate diverse deroghe a queste. "Se c'è una regola, quella deve essere", conclude la presidente.

Coronavirus, oltre 800 imprese della provincia chiedono il proseguimento delle attività

Fim-cisl

Di diverso parere, invece, la Federazione Italiana Metalmeccanici, che ritiene più opportuno pensare prima di tutto alla salute dei lavoratori e delle loro famiglie. Certo, anche la Fim ha ben chiaro l'impatto economico che questa emergenza sta generando, sia sulle imprese che sul lavoro, "ma non possiamo avere fretta di ripartire rischiando che questo possa mettere a repentaglio la salute dei lavoratori", dichiara.

Condizioni di sicurezza

Quindi sì alla riapertura, ma una riapertura "senza che ci siano le condizioni di massima sicurezza, mette a repentaglio la salute dei lavoratori e dell'intera collettività. Oggi va discusso il percorso di ripresa delle attività mettendo a punto protocolli specifici per le diverse attività lavorative, pensando anche a convenzioni per indagini sierologiche che verifichino gli immunizzati da un lato e tengano protetti a casa i lavoratori 'ipersuscettibili'".

La conta dei danni

"Per questo, riteniamo del tutto fuori luogo la posizione della Confindustria oggi, nonostante l'allarme lanciato e di cui siamo tutti consci, ma i danni potrebbero essere superiori se non spezziamo la catena dei contagi".

Sicurezza dei lavoratori

Il Fim, inoltre, ricorda come ci siano state molto differenze nella gestione di questa emergenza da parte delle imprese stesse a tutela dei propri lavoratori. "Se da un lato ci sono state aziende che hanno da subito lavorato di concerto con i rappresentati dei lavoratori per garantire il più possibile l'attuazione del protocollo unitario di sicurezza, dall'altro abbiamo trovato tante realtà in cui il protocollo veniva applicato parzialmente o, peggio, non applicato, soprattutto nelle piccole e piccolissime realtà lavorative".

Domanda di riapertura

Anche riguardo alle istanze presentate alla Prefettura di Udine per la prosecuzione dell'attività lavorativa (o una parte di essa) da parte delle imprese che non rientrano nei codici Ateco indicati dal Governo, l'opinione del Fim non cambia: "questo comportamento è assolutamente irresponsabile".

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Ripartenza graduale

Quale soluzione a questa situazione di emergenza sia sanitaria che economica? Per la Fim "il momento della ripartenza dovrà essere indicato dal Governo e dalle autorità sanitarie e dovrà essere graduale. Non possiamo permetterci ricadute del contagio, sarebbe un dramma nel dramma. Per questo, già oggi andrebbe discusso con il sindacato il percorso per la riapertura di domani in massima sicurezza".

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