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Cooperazione internazionale con l'Africa: a Udine si lavora al progetto di salute ed energia

'Biochar plus' è il nome dell'accordo internazionale per il miglioramento della salute delle popolazioni africane tramite l'utilizzo di fonti sostenibili di energia da biomasse: da oggi a mercoledì i lavori in città

Oggi, nella sala della Contadinanza del Castello di Udine, domani (9.30-17) e mercoledì 26 (9.30-13.30) al polo scientifico dell’Università si terranno i lavori per il progetto di cooperazione internazionale ‘Biochar plus’ guidato dall’Università di Udine e co-finanziato dall’Unione europea. In apertura porteranno i saluti il sindaco di Udine, Furio Honsell; il direttore del dipartimento di Scienze agrarie e ambientali, Paolo Ceccon; i rappresentanti dell’Unione africana (Ua) e dell’Organizzazione delle Nazioni unite per lo sviluppo industriale (Unido) e il coordinatore del progetto Alessandro Peressotti

Obiettivo di ‘Biochar plus’ è migliorare nei Paesi africani l’utilizzo di fonti sostenibili di energia da biomasse e contribuire a ridurre le malattie all’apparto respiratorio grazie all’uso, da parte delle popolazioni rurali, di fornelli pirolitici a basse emissioni nocive che impiegano combustibili alternativi al legno, evitando così la deforestazione. 

Per raggiungere contemporaneamente gli obiettivi di portare benefici alla salute, contribuire alla salvaguardia delle foreste e aumentare della produttività agricola il progetto adotta la tecnologia della stufa pirolitica ‘Elsa Stove’, sviluppata dall’ateneo con il progetto Bebi (www.bebiproject.org), che ha coordinato. Infatti, in virtù delle sue caratteristiche, la stufa pirolitica permette di agire allo stesso tempo su tre versanti: quello sanitario, grazie alle basse emissioni pericolose a differenza delle stufe a legna; quello ecologico, con l’utilizzo di combustibili vegetali alternativi senza intaccare le foreste; quello economico, per la capacità della stufa di produrre carbone vegetale (biochar), un concimante naturale che aumentando la fertilità del suolo ostacola la desertificazione.
 
Tra i partner del progetto, di durata triennale, figurano l’Organizzazione delle Nazioni unite per lo sviluppo industriale (Unido), l’Unione africana (Ua) e il Centro di ricerca per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica (Ecreee) della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas). All’iniziativa collaborano anche la Cornell University (Stati Uniti) e le università di Bindura (Zimbabwe), Jimma (Etiopia), Lomé (Togo); due organizzazioni non governative, l’Asa Initiative (Ghana) e Cord (Sierra Leone), e l’azienda Starter (Padova). È previsto il coinvolgimento attivo di tutti gli attori, pubblici e privati, dei molti Paesi africani coinvolti – a partire da Etiopia, Ghana, Sierra Leone, Togo, Zimbabwe – per promuovere un autonomo processo di sviluppo socio-economico.

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