Caos normativo, aumentano le responsabilità del consulente del lavoro

Giornate di studio di Diritto del lavoro europeo. Marina Calderone, Presidente dell’Ordine: “Il Diritto del lavoro italiano è irragionevole, mancano le politiche attive”. De Luca, Fondazione Studi: “Basta leggi Frankenstein, bisogna resettare tutto e fare ordine con intelligenza”

ANCL, convegno febbraio

Il convegno: 4 paesi a confronto
“Il nostro apparato normativo in materia di lavoro non permette la ragionevolezza. Così Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro e membro Cese (Comitato economico e sociale europeo), ha chiuso la seconda giornata di studi sul diritto del lavoro europeo, organizzata a Palmanova dal Consiglio regionale Fvg dell’Associazione nazionale dei Consulenti del lavoro-Sindacato unitario (Ancl-Su), coordinata dal professore associato di Diritto del lavoro all’Università di Trieste Roberta Nunin.
 
Calderone: “Regno unito attrattivo perché fa politiche attive”
Commentando gli interventi dei docenti di diritto del lavoro in cui si comparava l’ordinamento giuridico italiano con i sistemi giuridici inglese e tedesco (nella giornata di novembre i relatori si erano invece concentrati su Spagna e Francia), Calderone ha osservato come, dall'analisi comparativa degli impianti normativi del lavoro dei quattro paesi europei esaminati e dal loro relativo impatto sull'occupazione, il concetto di una Europa unita risulti ancora in divenire. “Basti citare l’attrattività di Regno Unito e Germania, rispettivamente con solo il 4% e il 5% di disoccupazione, e i rilevanti investimenti dei governi anglosassoni sull’accompagnamento al lavoro: l’Italia conta su 10mila operatori contro, ad esempio, i 110mila tedeschi”. L’Italia, insomma ha costruito il suo equilibrio sulle politiche passive, “eppure il Jobs Act ci aveva consegnato la sfida di un cambiamento di mentalità”.
 
De Luca: “diritto del lavoro incoerente, resettare tutto”
Il nostro diritto del lavoro è brutto - ha aggiunto senza giri di parole il presidente della Fondazione Studi Consulenti del lavoro, Rosario De Luca - perché è stato continuamente trasformato e reso incoerente e senza logica”. Leggi “Frankenstein”, perché ogni ministro “smonta un pezzo della normativa precedente e mette il suo “marchio”. E le circolari aggiunte, non riportando l’intento del legislatore, complicano la lettura della norma”. Si pensi al co.co.co. divenuto co.co.pro. salvo poi tornare al passato, “che ha creato un precariato ancora più difficile da sradicare”, o all’apprendistato, “una valida entrata soft nel mondo del lavoro, ora totalmente burocratizzato”. L’unica via d’uscita sarebbe, secondo De Luca,resettare tutto, mettere ordine con intelligenza: basta con le riforme”. Utopistico, in questo caotico scenario, un diritto unificato europeo, “anche perché non vi sono modelli a cui tendere, tanto meno il nostro”. E in questo bailamme aumentano le responsabilità, anche etiche, del consulente del lavoro, che si ritrova, suo malgrado, a far applicare “l’incoerenza normativa italiana”.
 
Macor: “occhio a lasciare l’Italia. Non è tutto oro ciò che luccica”

Giusta la lotta all’evasione, ma molti obblighi non hanno senso - è l’opinione Enrico Macor, presidente del Consiglio provinciale dell’ordine professionale di Udine. - La legge di stabilità ha posto termini e scadenze improponibili, cumulando in pochi mesi ciò che era logicamente razionato”. Ma a chi, stanco del cuneo fiscale e dei mille adempimenti richiesti dalle leggi italiane, dice “voglio andar via”, De Luca avvisa: “occhio, non è tutto oro ciò che luccica"

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