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Cronaca

Confindustria Udine e Ordine dei commercialisti insieme per trovare soluzioni per le imprese

Per Anna Mareschi Danieli "tutti parlano ma in pochissimi portano soluzioni". Camilotti:"Servono risposte in due direzioni: una legata al mondo del credito e del sostentamento della liquidità, l’altra all’ambito delle imposte”

Confindustria Udine e Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Udine insieme per trovare delle soluzioni per le imprese contro la crisi sanitaria ed economica in atto.

La crisi

La crisi determinata dal coronavirus non è soltanto sanitaria e sociale, ma anche economica e finanziaria. Sta colpendo tutti i settori, è una crisi che riguarda tutti: imprese (grandi e piccole), collaboratori, commercianti e, di conseguenza, le famiglie. Se la crisi ha colpito per prime le imprese più piccole e legate al mondo dei servizi alla persona, commercio, turismo, ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande, ora la crisi ha coinvolto anche le imprese che non hanno rapporti diretti con il consumatore finale e, per Confindustria, "non è lontano il momento in cui anche le filiere essenziali, che oggi lavorano a pieno ritmo, rientreranno in questo gruppo data la crisi di liquidità dell’intero sistema".

Crollo del fatturato

Prima conseguenza delle pesanti contrazioni sulle previsioni di fatturato e degli incassi delle fatture, è il "liquidity crunch", che avrà come effetto a catena il posporre o congelare i pagamenti ai fornitori, l'utilizzo della cassa integrazione in deroga per i dipendenti, fino alla riduzione del proprio organico per far fronte alla mancanza di incassi e di liquidità. Di questo passo, molte aziende saranno costrette a ristrutturare o cessare del tutto la propria attività, generando, di conseguenza, un alto livello di disoccupazione.

Confindustria

“La tenuta del sistema economico e delle filiere dipende soprattutto da noi imprenditori, ma il mero concetto del chi può paghi non è sufficiente a tenere in piedi il mondo produttivo – afferma Anna Mareschi Danieli presidente di Confindustria Udine . Il punto dovrebbe essere: metteteci nelle condizioni di poter pagare i fornitori attraverso la ragionevole certezza di incassare dai nostri clienti. L’ufficio Studi di Confindustria ha previsto una perdita di PIL del 6%, e questo prima della proroga dello stop produttivo di ulteriori due settimane, e il dato quindi è in aumento. Tutti devono essere corresponsabili nello sforzo per mantenere vivo il nostro tessuto produttivo: gli imprenditori, i loro collaboratori, le categorie, i sindacati e le banche”.

Commercialisti

“Gli istituti di credito sono chiamati a fare la loro parte – osserva Alberto-Maria Camilotti presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Udine – concedendo alle imprese nuove linee di credito o moratorie rispetto ai finanziamenti/leasing in essere, anche indipendentemente dalle misure previste con il DL 18/2020, e assicurando una certa rapidità nell’iter autorizzativo. In questo contesto – prosegue Camilotti – il commercialista gioca un ruolo fondamentale perché, soprattutto in quelle realtà imprenditoriali medio-piccole, impreparate per effettuare tali valutazioni, può intervenire grazie alle sue competenze professionali e alla conoscenza del cliente con un’ottica che, in molti casi, è più obiettiva rispetto a quella dell’imprenditore stesso. Quello di cui più necessitano le imprese è, mai come ora, un partner che sia immediato nelle soluzioni e snello nella concessione del credito. Il problema del “credit crunch” è sotto gli occhi di tutti e la necessità che il legislatore, assieme al sistema del credito, venga in aiuto al sistema produttivo è ritenuto non solo un aspetto fondamentale, ma anche che noi tutti attendiamo dal nostro Paese”.

Le proposte

“In questi giorni – aggiunge Alberto-Maria Camilotti - c’è stato un serrato confronto fra Confindustria Udine e l’Ordine che rappresento, non solo volto a prendere coscienza di come stanno andando le attività produttive e commerciali del nostro territorio, ma anche a pensare e suggerire proposte operative che vadano in due direzioni: una strettamente legata al mondo del credito e del sostentamento della liquidità delle imprese, l’altra che abbia un risvolto legato al mondo delle imposte ed ai benefici che il legislatore tributario dovrebbe concedere sia per aiutare le imprese in difficolta sia per riconoscere quegli imprenditori che con mille difficoltà stanno resistendo”. “Rispetto al primo punto di vista – sottolinea Anna Mareschi Danieli – gli interventi devono entrare immediatamente nell’economia reale per dare la possibilità alle imprese da un lato di pagare i propri fornitori e, dall’altro, per dare alle stesse ragionevole certezza degli incassi da clienti. Si dovrebbe, quindi, prevedere la creazione di un sistema “impresa/banca di relazione” che attraverso l’istruzione irrevocabile di pagamento delle fatture passive da parte dell’impresa, permetta alla stessa di cedere i propri crediti pro-soluto, del mese preso in considerazione, alla banca di relazione, che a tutti gli effetti diventerà il nuovo creditore e l’incasso verrà canalizzato sul suo conto corrente (così da monitorare costantemente la situazione). La banca di relazione deve quindi mettere a disposizione dell’impresa linee di credito, a loro volta garantite dallo Stato, automatiche, rapide, a tassi agevolati e concesse senza particolari formalismi. Questo sistema permetterebbe un importantissimo effetto volano (azienda X paga i fornitori e cede i crediti dell’azienda Y che a sua volta pagherà il debito con X e cederà i crediti di Z ecc…), e il rischio di insoluto non sarà pari al totale crediti ceduti bensì solo a quelli non saldati, che comunque non peserebbero più sull’impresa ma sulla banca, garantita dallo Stato”. Le fatture in questione sarebbero quelle del periodo di vigenza della situazione di emergenza COVID-19 (dalla data di entrata in vigore del DL 18/2020 - decreto “Cura Italia” - alla data del provvedimento che annuncerà la fine dello stato di emergenza).

Altri interventi

Tra gli altri interventi di supporto alla liquidità individuati dagli industriali e dai commercialisti troviamo le imposte. Ai fini delle imposte dirette la perdita su crediti conseguente a un mancato incasso è considerata deducibile dal reddito di impresa solamente quando deriva da elementi certi e precisi; tale condizione è verificata solo se: il debitore è assoggettato a procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo, ecc.), ha concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti o è assoggettato a procedure estere equivalenti. Il debitore si considera assoggettato a procedura concorsuale alla data della sentenza dichiarativa di fallimento o del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo. Ciò significa che, nonostante l’impresa abbia già imputato a bilancio la perdita in base a corretti principi contabili, essa non può dedurre tale perdita dal reddito imponibile fintanto che non vengano a esistere gli elementi certi e precisi richiesti dalla norma fiscale. In un momento come quello che stiamo vivendo questa procedura deve essere immediatamente emendata permettendo all’impresa di dedurre le imposte dirette nel mese immediatamente successivo alla registrazione dell’insoluto. Come? Introducendo fra gli elementi certi e precisi anche la perdita presunta ai fini fiscali nel periodo che va dalla data di entrata in vigore del DL 18/2020 fino al termine dei due anni successivi.

Iva

Per quanto riguarda il recupero dell’Iva: l’Iva viene versata all’erario al momento dell’emissione della fattura e, in caso di insoluto, il recupero della stessa può avvenire solo dopo la chiusura delle procedure concorsuali sopra elencate. Questo significa che per poter compensare il credito Iva che deriva dal mancato incasso della fattura con l’Iva a debito, l’impresa deve attendere un periodo di tempo ancora più lungo. La proposta è quella di allineare il momento in cui l’impresa recupera l’Iva a quello in cui la stessa può dedurre la perdita, anticipando così il beneficio finanziario derivante da una minor Iva da versare. Fra l’altro tale modifica normativa, che allinea la Legge italiana alla Direttiva comunitaria era già stata approvata nella Legge di Bilancio di un paio di anni fa, ma poi, non se ne conosce il motivo, non trovò applicazione.

"Iper-deducibilità"

Non per ultimo – concludono Mareschi Danieli e Camilotti – “riteniamo doveroso il concedere una ‘iper-deducibilità’ dei costi fissi che un’azienda ha continuato a sostenere in questo periodo di mancati ricavi (esempio maggiori ammortamenti anche su beni già esistenti, maggiore deduzione di costi per locazioni e noleggio operativi, maggiori deduzioni per costi di energia) nel caso di non utilizzo parziale o totale della cassa integrazione in deroga concessa”.

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