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LSU, il Comune di Udine chiede nuove risorse alla Regione

Honsell: “In un momento storico in cui le assunzioni sono praticamente bloccate, i lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità rappresentano risorse preziose per gli enti locali”

Individuare “nuovi strumenti di ricollocazione lavorativa per coloro che non sono o non saranno più supportati da un ammortizzatore sociale, ma che nel contempo difficilmente rientreranno nelle misure previste per i Lavori di pubblica utilità”. È quanto chiede il Comune di Udine alla Regione con una lettera firmata ieri, 3 marzo, dal sindaco del capoluogo friulano, Furio Honsell, nel corso di un incontro a cui hanno partecipato anche l’assessore all’Innovazione, Gabriele Giacomini, e i rappresentanti delle sigle sindacali di Cgil, Cisl e Uil.

Già in altre occasioni l’amministrazione comunale aveva richiamato l’attenzione sulla necessità di valorizzare le esperienze professionali realizzate attraverso i Lavori socialmente utili o di pubblica utilità. “In un momento storico in cui le assunzioni sono praticamente bloccate – spiega Honsell – i lavoratori socialmente  utili e di pubblica utilità rappresentano risorse preziose per gli enti locali. Dopo averle formate per quattro anni sarebbe un vero spreco perdere queste persone, la maggior parte delle quali sono state già selezionate ben quattro volte. Occorre trovare una soluzione per evitare un impoverimento delle risorse umane al servizio dei cittadini”.

Il Comune di Udine ha fatto ricorso fin dalla sua istituzione, nel 2009, all’istituto del Lavoro socialmente utile, creato per offrire ai lavoratori cassaintegrati o in mobilità l’opportunità di una riqualificazione professionale e di un sostegno al reddito. Uno strumento che ha permesso all’amministrazione di affiancare agli uffici comunali personale qualificato che in questi anni ha avuto modo di acquisire ulteriori conoscenze e competenze di notevole importanza per i servizi erogati dal Comune. Ora che questa esperienza sta volgendo al termine le professionalità maturate nel contesto dei progetti di Lavoro socialmente utile rischiano di non poter più essere messe a disposizione della collettività. Infatti molti dei lavoratori impiegati in questi anni con questa formula si trovano nella difficile situazione di aver perso definitivamente il posto di lavoro e, secondo quanto disposto dalla normativa, stanno concludendo o concluderanno a breve anche il trattamento di mobilità.

“È una situazione che si ripercuote pesantemente sulle condizioni di diverse famiglie udinesi e friulane, in particolar modo riguardo alla crisi della Safilo – osserva l’assessore Giacomini –. Basti pensare che la metà dei lavoratori socialmente utili impiegati dal Comune di Udine nell’ultimo anno – 22 su 45 – sono ex dipendenti Safilo. Perdere l’opportunità di mantenere questi lavoratori, ormai perfettamente formati, non solo metterebbe in forte difficoltà tante famiglie, ma creerebbe anche un danno all’ente, che si ritroverebbe privo di risorse importantissime, soprattutto in un momento di blocco delle assunzioni. Chiediamo quindi alla Regione di individuare degli strumenti che possano consentire al Comune, al pari degli altri enti interessati, di avvalersi di queste professionalità cresciute in questi anni all’interno dell’amministrazione comunale”.

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