Il rilancio delle Valli del Natisone passa dall'antica tradizione della castanicoltura

Grazie ad uno studio sono stati individuati in Fvg 16 genotipi di castagno di cui 13 nelle Valli

Sono 16 i genotipi di castagno individuati in Friuli Venezia Giulia, di cui 13 nelle Valli del Natisone, esemplari non presenti in altre parti d’Italia.

Lo studio

La ricerca, effettuata dall’Ersa del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con l’Università di Torino, ha dato ottimi frutti, come ha evidenziato anche l’assessore regionale alle Risorse agricole e forestali, Cristiano Shaurli, per il quale “le Valli devono rispondere all’ultima chiamata. Bisogna valorizzare il prodotto locale per rilanciare il territorio. Diciamo ai cittadini di comprare le castagne friulane”, invita Shaurli, presente sabato 7 ottobre nella sala consiliare di Pulfero in occasione del convegno “La castanicoltura nelle Valli del Natisone, sviluppi e prospettive”.Dello stesso avviso Dario Ermacora, presidente di Coldiretti regionale secondo il quale: “Le Valli possono avere delle potenzialità su cui puntare nonostante le difficoltà riscontrate sul territorio. Si possono creare interessanti opportunità. Morfologicamente queste ultime non godono delle condizioni per fare un’agricoltura di tipo diverso, fatta eccezione per il melo, e quindi questa è un’occasione importante. Sicuramente Coldiretti sosterrà la valorizzazione del prodotto locale, come ha sempre fatto”.

Il convegno

L’incontro, organizzato per il secondo anno consecutivo dall’associazione culturale e socio- assistenziale “Tarcetta”, con la collaborazione di Coldiretti regionale e la partecipazione di esperti Ersa, è stato introdotto da Andrea Maroè, Responsabile Alberi Monumentali della Regione Fvg, seguito da Michele Fabbro, del servizio fitosanitario, il quale ha spiegato : “Si tratta di una ricerca che avrà una durata di due anni, i cui risultati, nel 2017, sono stati discretamente promettenti. Siamo riusciti a identificare geneticamente delle varietà di castagno, la maggior parte nelle Valli del Natisone, dove vi è anche una tradizione di castanicoltura. Il materiale raccolto, inoltre, verrà potenzialmente iscritto in un’anagrafe nazionale. In questo modo i castanicoltori potranno essere sicuri del materiale che stanno vendendo e, una volta registrati i dati, i castagni potranno essere moltiplicati e ceduti sul territorio per colmare le mancanze dovute alle perdite per malattia. Un’indagine ancora più ampia sul territorio ci porterà ad individuare, molto probabilmente, altre tipologie. Un prossimo obiettivo potrebbe essere coinvolgere anche la Slovenia. Ulteriore aspetto significativo - prosegue Fabbro - lo studio sulla cryphonectria parasitica, il cancro corticale del castagno. Identificando dei ceppi compatibili con l’ipovirulenza si può diminuire l’incidenza della malattia sul territorio tramite un intervento di lotta biologica”.
Vogliamo promuovere il territorio di Pulfero rivalutando il castagno monumentale che abbiamo nella frazione di Pegliano”, evidenzia Mirko Clavora, vicesindaco del Comune, “dall’altra parte intendiamo spingere l’opinione pubblica a rivalutare la castanicoltura, dato che il territorio risulta molto ricco da questo punto di vista, anche se, negli anni precedenti, una malattia ha azzerato la produzione. I castagneti, però, sono ancora poco curati e rischiano di essere sopraffatti dal bosco circostante”, chiosa Clavora.
Soddisfazione per la partecipazione al convegno e per gli esiti della ricerca dell’Ersa è stata espressa da parte del presidente dell’associazione “Tarcetta”, Mauro Pierigh.

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