Terziario: almeno due addetti su tre fermi nel commercio

Pezzetta: “Tra commercio e turismo fermi almeno 70mila addetti, per ripartire indispensabili accordi tra sindacati e imprese come nell’industria. La Regione rafforzi misure di sostegno e ammortizzatori”

Immagine d'archivio

I numeri del terziario in regione parlano chiaro: almeno due addetti su tre sono fermi nel commercio, la quasi totalità nel comparto dell'alloggio, della ristorazione e dei pubblici esercizi, ma anche call-center, agenzie di viaggio e tour operator, agenzie immobiliari. Tutti bloccati dal lockdown imposto dall'emergenza sanitaria.

Lo scenario

Questo, quindi, il quadro del commercio e del terziario. In Friuli Venezia Giulia sono fermi 50mila lavoratori dipendenti e almeno 70mila addetti (dipendenti e autonomi). "Si tratta – osserva il segretario regionale della Cgil Villiam Pezzetta – del settore che ha risentito e a tutt’oggi risente in modo più pesante dell’emergenza sanitaria, con sette settimane di stop già alle spalle e la prospettiva di una ripresa graduale e per molti settori ancora lontana, un una fase in cui l’obiettivo prioritario resta doverosamente quello di tutelare la salute e la sicurezza di lavoratori e cittadini".

Ammortizzatori e misure

Per la sigla, il bisogno più impellente è di arrivare, a livello nazionale, alla approvazione (più rapida possibile), dei decreti che dovranno estendere la copertura temporale della cassa integrazione in deroga, "dal momento che le attuali nove settimane – spiega Pezzetta – sono vicine alla scadenza per gran parte delle aziende del terziario". Sempre secondo il sindacato, però, bisognerà introdurre anche nuove misure mirate, a livello regionale, a sostegno dei lavoratori, delle aziende del turismo e del commercio. In questa prospettiva il sindacato è pronto, a "discutere regole e condizioni per favorire una graduale ripartenza del terziario, nella consapevolezza che l’emergenza sanitaria non è finita, ma che parallelamente è necessario fare ogni sforzo per consentire la ripresa delle attività a chi è in condizione di farlo in sicurezza".

Lavorare in sicurezza

Il segretario, inoltre, comunica l'esigenza di arrivare anche nel terziario alla definizione, tra associazione imprenditoriali e parti sociali, alla definizione di protocolli quadro che rispondano all’obiettivo di tracciare o rafforzare regole condivise sul riavvio in sicurezza delle attività, così com'è stato fatto nell'industria, dove al  50 per cento delle attività già in condizioni di operare sulla base del codice Ateco si è aggiunto un numero consistente di aziende autorizzate a operare in deroga ai codici attività, fermo restando l’obbligo di garantire  il rispetto delle misure su Dpi, distanziamento e organizzazione del lavoro. "Protocolli come quelli firmati con Confapi Fvg e Confindustria Alto Adriatico – dichiara ancora il segretario della Cgil –  sono lo strumento per gestire il proseguimento e la ripartenza delle attività nell’industria e sono stati un utile riferimento anche per la ridefinizione del protocollo nazionale del 14 marzo, appena rinnovato". Da qui la proposta di arrivare a definire intese analoghe, a livello regionale o territoriale, anche nel terziario, nell’ambito di un confronto che coinvolga ovviamente anche l’amministrazione regionale, "in modo che la definizione di regole condivise sulla sicurezza – spiega ancora Pezzetta  – possa andare di pari passo con un graduale allentamento delle restrizioni, e ferma restando l’esigenza prioritaria di proseguire nel rafforzamento del sistema socio-sanitario come fondamentale presidio per il monitoraggio, il contenimento e la prevenzione del contagio".

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Turismo

Tra le priorità elencate dalla sigla, anche l'avvio di una task-force e di un tavolo per mettere in campo, da subito, una strategia di sostegno all'industria e ai lavoratori del turismo, "un settore che vale ufficialmente il 12% del Pil regionale ma che pesa sicuramente di più, se si considera il suo indotto allargato". Questo settore, se la curva dei contagi continuerà ad abbassarsi così, sarà quello decisivo per salvare almeno in parte la stagione estiva. La Cgil, quindi, chiede alla Regione di definire "con largo anticipo" un piano d’intervento che valuti diversi scenari e "tutti i fronti d’intervento: la promozione del settore in Italia e all’estero, incentivi anche su base regionale per i soggiorni in regione, esenzioni o agevolazioni d’imposta, sostegno al credito e alla liquidità delle imprese, estensione degli ammortizzatori e delle misure di sostegno ai lavoratori, a partire dagli stagionali". Se nella gestione dell’emergenza, conclude Pezzetta, "si è giustamente individuato nel manifatturiero il settore strategico e la locomotiva, tanto il Paese quanto la nostra regione devono fare il massimo sforzo per ridurre al massimo i danni su un comparto che garantisce un reddito diretto a milioni di italiani, fondamentale per la nostra bilancia commerciale, come fonte di entrate fiscali e come volano per la nostra industria".

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