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Il Comitato del "no porta a porta" insorge: decisione del Tar sbagliata

Dopo il rigetto del ricorso per evitare l'avvio del porta a porta, i cittadini firmatari alzano la voce: scelta dell'amministrazione poco innovativa

Il rigetto del ricorso da parte del Tar non gli è proprio andato giù: i cittadini che avevano raccolto le firme contro il porta a porta non ci stanno e fanno nuovamente sentire la loro voce. 

I cittadini del Comitato spontaneo “Udine pulita – no porta a porta”, dopo aver appreso che il TAR ha dichiarato inammissibile il ricorso per questioni meramente di rito, hanno subito fatto notare che lo stesso Tar non è entrato nella verifica puntuale di tutte le eccezioni poste nel merito della scelta insensata dell’Amministrazione comunale.

"Con questa sentenza non hanno perso i ricorrenti ma tutti i cittadini udinesi che si troveranno succubi loro malgrado di questa scelta dell’Amministrazione Comunale, fuori di ogni logica di buon senso, che costringerà tutti i cittadini delle circoscrizioni 2-3-4-5-6-7 a tenersi in casa i rifiuti anche per 15 giorni e che creerà evidente disparità di trattamento fra i cittadini della circoscrizione 1 – Udine centro rispetto a tutti gli altri cittadini; infatti i cittadini della circoscrizione 1 saranno privilegiati avendo una frequenza di raccolta doppia rispetto agli altri cittadini".

Il Comitato non si da per vinto e punta il dito contro le scelte del Comune.

"L’Amministrazione Comunale ha voluto creare dei cittadini di serie A (quelli privilegiati del centro) e dei cittadini di serie B (quelli del resto della città): che differenza c’è fra le necessità di smaltimento rifiuti per i condòmini di un condominio di via Gemona (circoscrizione 1) e quelli di un condominio di viale Volontari della Libertà (circoscrizione 7)? Nessuna ovviamente ma per l’Amministrazione Comunale va bene così!".

Il problema dei condomini

Un'altra questione - già sollevata dagli amministratori condominiali - è quella relativa alla raccolta negli edifici con più appartamenti.

"I cittadini residenti nei condomìni, se avranno i cassonetti condominiali, avranno poi degli extra costi per pagare le ditte che si occuperanno di portare fuori i cassonetti e rimetterli dentro e pulirli; quindi di fatto la TARI per loro aumenterà per questi extra costi. Tutti i cittadini, per quanto si legge nella gara per il porta a porta, dovranno pagare anche i costi per la pulizia dei cassonetti destinati ad alcuni condomini ATER. I marciapiedi e le strade della città si trasformeranno in un deposito disordinato di cassonetti e sacchi di immondizia con buona pace del decoro urbano".

Non manca, infine, un pizzico di ironia.

"Certo l’Amministrazione Comunale esulterà per questa sentenza dicendo che il porta a porta è una questione di civiltà come ha affermato l’Assessore Olivotto, lei che abita a Tavagnacco dove c’è il porta a porta, e che quindi giudica noi udinesi sino ad ora degli incivili".

L'ultimo affondo del Comitato è nei confronti della Net.

"Se la NET, come i ricorrenti hanno affermato nel loro ricorso, avesse dato un minimo di informazione con dei libretti informativi da inviare nelle case dei cittadini, oggi Udine sarebbe una eccellenza con tassi di raccolta differenziata molto più elevata di oggi, ma tale informazione non c’è stata da oltre dieci anni.

Bologna e Belluno (differenziata a 84%) abbandonano ora il porta a porta per passare ai cassonetti stradali (con scheda di riconoscimento per il conferimento) e ciò proprio per evitare ai cittadini i disagi dovuti sopportare sino ad ora; a Udine invece ora si avvia il porta a porta tradizionale. L’Amministrazione Comunale di Udine caparbiamente presuntuosa e sorda nel volere capire le necessità della cittadinanza, si è dimostrata quindi non in grado di prendere e seguire soluzioni innovative, il tutto a danno dei cittadini e della città. I ricorrenti/cittadini del Comitato spontaneo hanno cercato di impedire tutto ciò ma il TAR ha bloccato la loro iniziativa solo per cavilli processuali".

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