Cisl scuola, in attesa del flash mob di Udine "Cresce la partecipazione popolare contro il ddl"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Che il governo punti a sottrarre al contratto, per affidarla alla legge, la regolazione di molte materie riguardanti il rapporto di lavoro non è certo una novità: sono mesi che denunciamo le “invasioni di campo” riscontrabili in più punti delle proposte sulla scuola, su aspetti normativi e retributivi, e la difesa delle prerogative contrattuali è stata per questo da subito uno degli obiettivi centrali nella nostra mobilitazione.

Per la verità l’attacco mosso dal governo non riguarda solo la scuola, ma più in generale tutto il lavoro pubblico, come ha evidenziato la CISL nella “memoria” presentata in occasione delle audizioni sul ddl di riforma della P.A. all’esame della Camera. È un disegno, quello del governo, che scaturisce da un’idea sbagliata e pericolosa, quella di una politica autosufficiente, refrattaria e ostile al dialogo sociale, nonostante esso costituisca uno dei principi fondanti della nostra costituzione e uno dei pilastri del modello sociale europeo. Un’idea sbagliata sulla quale si ricerca insistentemente il consenso della pubblica opinione, indotta a credere - come nel caso della vertenza scuola - che il dissenso dei sindacati nasconda in realtà la difesa di chissà quali poteri e privilegi.

Ecco perché riteniamo importante ciò che attorno alla nostra mobilitazione si sta sempre più realizzando, cioè la partecipazione attiva e convinta di tanti soggetti che rappresentano gli utenti del servizio, e non solo i suoi operatori. Questa unità, assai più estesa di quella sindacale, è apparsa evidente nelle grandi manifestazioni del 5 maggio e del 5 giugno, nelle decine e decine di iniziative in programma in tutta Italia per sostenere le nostre richieste di modifica al ddl di riforma della scuola in discussione al Senato.

Tra queste c’è, da sempre e non da oggi, quella di cancellare la delega rivolta a consegnare in larga misura alla legge la regolazione del rapporto di lavoro. La contrastiamo in sede politica, ma siamo pronti a impugnare anche in altre sedi di natura giuridica, nazionali e comunitarie, eventuali disposizioni che si rivelassero lesive dei diritti dei lavoratori.

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