Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca Via Pietro Zorutti, 115

L'odissea della ludoteca per bambini: chiusa dopo tre mesi, zero guadagni e mille spese

Il "Cappellaio Matto" è un locale di Campoformido: doveva aprire nel 2019, prima la burocrazia poi il lockdown ne hanno rinviato l'inaugurazione. La rabbia dei titolari

L'esterno della ludoteca il "Cappellaio Matto"

L'emergenza sanitaria non si ferma, ma ferma tante attività e non solo. Nel caso di Alessandro e sua moglie ha fermato anche un sogno, quello di aprire un locale dedicato ai bambini. Il "Cappellaio Matto"; ludoteca di Campoformido è riuscita dopo un iter burocratico kafkiano iniziato nel 2019, ad aprire i battenti a metà luglio e, dopo nemmeno tre mesi di attività, ha dovuto chiudere le sue porte.

La storia

«Siamo stanchi per tutto quello che sta succedendo: cercavamo di aprire l'azienda nell'agosto 2019, poi la burocrazia ci ha bloccato per delle virgole e l'autorizzazione è arrivata il 10 marzo 2020, quindi non abbiamo avuto nemmeno il tempo di aprire che siamo stati immediatamente chiusi». Le parole di Alessandro, poco più di 40 anni e sua moglie 38enne, sono piene di sconsolazione e rabbia. «Siamo riusciti ad aprire il 15 luglio, nonostante le difficoltà e adottando mille accortezze, dopo il decreto di conte del 19 giugno». Però, per una situazione come la loro, non sono stati previsti rimborsi né aiuti di alcun tipo.
«Abbiamo dovuto continuare a pagare l'affitto e le utenze, anche quando non lavoravamo, e oggi ci troviamo ad affrontare un'ennesima crisi. Dal 13 ottobre sono state vietate le feste, quindi siamo rimasti aperti senza poter svolgere l'attività mentre dall'ultimo decreto siamo ufficialmente chiusi e non sappiamo se sopravvivremo e se avremo aiuti».

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Le richieste

«Togliere i costi fissi, le utenze, l'affitto e l'Iva: questa è una protesta generalizzata, che non riguarda solo le scelte del Governo, ma anche le amministrazioni. Noi siamo ben consapevoli dell'emergenza sanitaria, non la neghiamo affatto, ma chiediamo solo che qualcuno consideri anche la nostra situazione». La moglie di Alessandro ha sempre lavorato con i bambini, era il suo sogno aprire un posto dedicato a loro, e ora vede questo sogno sgretolarsi senza poter fare nulla.

«Le nostre - continua Alessandro -  sono attività completamente azzerate. Oltre a mia moglie che è la titolare e io che do una mano, ci sono quattro persone: teoricamente dovevamo essere in 6 ma abbiamo già dovuto rinunciare a una persona, mi chiedo chi ci può tutelare e chi può tutelare le nostre collaboratrici».

Da metà ottobre sono state annullate venti feste e la preoccupazione è che se venissero assegnati dei contributi su quanto guadagnato finora, il rimborso sarebbe insufficiente a coprire le spese.

Il post

Ci abbiamo provato bambini, ma forse dobbiamo aspettare ancora un po' prima di tornare a farvi divertire,
Attendiamo che questa crisi pazzesca termini.
Noi intanto ci prepariamo per la ripartenza, il più presto possibile per regalarvi ancora di più  sorrisi
Un abbraccio a tutti da tutto lo staff 

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