Chiude il Potok, da quattro anni aveva riportato musica e aggregazione nelle Valli

L'associazione Potok è nata nel maggio 2015 con l'intento di promuovere cultura, eventi e mantenere vivo il territorio delle Valli del Natisone: ha gestito l'ex scuola di Oblizza che, dopo la ristrutturazione, era stata abbandonata per 12 anni

Aveva coraggiosamente aperto nel maggio del 2015 in una delle zone più difficili della regione, nella frazione di Oblizza a Stregna, in quelle Valli del Natisone che sanno essere tanto impervie quanto splendide. Il circolo Potok, dopo quasi cinque anni di musica, eventi e promozione del territorio, chiude però i battenti, cedendo alle difficoltà economiche e sociali del momento. «Abbiamo creato un'esigenza, ora il Comune dovrà fare qualcosa per ascoltare le richieste aggregative dei residenti», questo l'appello dei fondatori del circolo.

L'associazione

L'associazione Potok è stata fondata da Anna Braida, Zeno Tami e Francesco Qualizza nel 2015, proponendosi di favorire l'inserimento sociale e la cittadinanza attiva attraverso iniziative di miglioramento, di crescita e benessere della persona e del territorio. In questi quattro anni e mezzo, però, oltre a eventi a carattere sociale e ambientale, sono stati organizzati anche numerosi concerti e appuntamenti culturali, al fine di promuovere realtà locali e non, con particolare riguardo a quelle emergenti. «In questi anni abbiamo organizzato più di 100 eventi, tra concerti, reading di poesia e residenze artistiche», ci racconta Anna, una delle anime del circolo.

Potok

Potok è il fiume, ma "potok" è anche dove si buttano gli avanzi, le bucce d'anguria e di patate, gli scarti di vegetali: insomma, un letamaio a cielo aperto dove col tempo tutto diventa fertile humus. «Questo è il senso della nostra associazione culturale: recuperare lo scarto, il disavanzo, il marginale e riproporlo come forma d'arte e momento di condivisione gioiosa con la comunità». L'idea di Anna, Francesco e Zeno era quella di trovare un modo alternativo di ripopolare questa parte delle valli, di riportare persone in un luogo meraviglioso e strapazzato. «Alla base di tutto c'è lo scambio e l'ospitalità: abbiamo sempre voluto mettere al centro le persone, chiamando artisti da tutta Italia e creando attività che coinvolgessero i residenti di tutte le età. La nostra chiusura, benché dispiaccia anche a tanti giovani che venivano qui per la musica, colpirà soprattutto gli anziani del luogo che, finalmente, avevano un nuovo luogo di aggregazione». Da 500 che erano, i residenti ad Oblizza sono rimasti in 17.

Lo spazio

La vecchia scuola di Stregna, ristrutturata quindici anni fa e inutilizzata per oltre dieci. È qui che era nato il circolo che negli ultimi quattro anni ha ridato vita alla piccola frazione di Oblizza. Un controsenso che racconta tutte le difficoltà dei piccoli paesi, dove le amministrazioni piangono lo spopolamento e investono soldi nelle direzioni sbagliate. «Era stato fatto un bando per la ristrutturazione dell'edificio che per 12 anni è però rimasto chiuso rischiando di cadere di nuovo a pezzi. Nel 2015, l'associazione ha vinto il bando comunale per la gestione, ma i costi sono troppo alti e noi tre - ci racconta Anna - abbiamo tutti altri lavori, spendendo qui il nostro tempo libero spesso rimettendoci economicamente. Se si vuole fare davvero qualcosa per frenare l'abbandono di questi paesi, le amministrazioni dovrebbero rendere le cose più semplici».

L'edificio è stato così recuperato e adattato alle esigenze che finora ha offerto spazi, attrezzature e visibilità agli artisti coinvolti. All'interno alcune stanze, un bancone di un bar, alcuni tavolini, una sala per concertini e incontri, un ambiente ricreativo e una terrazza che unisce idealmente questo stabile alle valli che lo circondano. All'esterno un giardino che finora è stato pronto ad accogliere le attività all'aperto di grandi e piccoli.

L'appello

Le problematiche che stanno dietro a questa chiusura sono diverse, dalla burocrazia ai soldi, dal ricambio generazionale che manca a un disinteresse generalizzato verso il nuovo e la cultura non di massa. «Le valli e la montagna si stanno spopolando, i bar hanno chiuso tutti e noi eravamo riusciti nel nostro piccolo a creare un luogo aggregativo che aveva avvicinato bambini, giovani e anziani. Quest'estate abbiamo fatto un centro estivo che ha coinvolto venti bimbi della zona, è stato un successo che ha risposto ad una chiara esigenza. Ora le persone sanno che devono farsi sentire dall'amministrazione affinché non li abbandoni».

Il futuro dell'associazione

Innamorati delle valli. Anna, Francesco e Zeno vivono a Stregna. Lei fa la segretaria in un'azienda agricola, Francesco il cuoco e Zeno l'insegnante di musica in una scuola media. Nonostante la chiusura del circolo, però, hanno deciso di far rimanere in vita l'associazione che, dopo una pausa per riprendersi dalle fatiche degli ultimi quattro anni, in primavera continuerà alcune attività. «Quello che abbiamo creato - continua Anna - ci piace troppo e ha già dato i suoi primi frutti: avvicinare le persone. Per questo continueremo a proporre eventi non più a Oblizza ma a Stregna, dove abitiamo tutti e tre. Oltre ai concerti all'aperto, ci piacerebbe riproporre l'esperienza del centro estivo, visto che ha funzionato così bene... ma solo con un finanziamento a darci una mano. Non è sufficiente fare dei bandi che poi vanno vuoti, bisogna abbattere i costi fissi di gestione di posti come questo».

Il circolo

Cosa succederà nell'ex scuola di Oblizza non si sa ancora, nonostante il dispiacere dei residenti. Sono in ballo due proposte, quella di creare una cooperativa che oltre a gestire lo spazio, si occupi anche di altri servizi come il trasporto e l'assistenza agli anziani del luogo e quella di una cordata di associazioni locali che gestiscano a turno lo spazio. Nei prossimi mesi qualcosa si muoverà, nella speranza che le valli non siano ancora una volta dimenticate. 

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