Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca Via Lumignacco

Succede a Udine: la storia dell'antica chiesetta diventata abitazione privata

All'angolo tra via Lumignacco e via San Pietro, sorge un edificio ora abitazione privata che ha una storia davvero antica: era una chiesa sorta nel tredicesimo secolo

C'è un luogo ricco di storia a Udine, che in pochi conoscono. Una storia che sta scomparendo lentamente, man mano che passano gli anni e che l'uomo modifica ciò che esiste da centinaia di anni e che la natura ha iniziato a far suo data l'incuria e il disinteresse dei più. Si tratta dei Casali San Pietro, in via Lumignacco all'altezza del civico 139. Un luogo in questi giorni al centro delle cronache a causa del taglio di alcuni alberi secolari, tra cui due cedri, considerati pericolosi da parte dei nuovi proprietari dell'area. La storia di questo luogo è antichissima, all'interno dell'area si vedono ancora le mura di un chiostro risalente al 1483 ma i primi cenni storici che si riferiscono all'area sono del 1282, quando si parla di "Tabella Grazani" e "Tabella Sancti Petri". Ora, all'angolo tra via Lumignacco e via San Pietro, si può ancora vedere l'edificio che ricorda la struttura originale ma è ora adibito ad abitazione privata.

Foro d'archivio del 1960 delle Arti Grafiche Friulane: la chiesetta di S.Pietro in Tavella ora abitazione privata

san pietro in tavella-2

La storia

Di questa chiesa si trova traccia per la prima volta nel quaderno del Camerario di Udine, nel 1298, quando fu pagato il legno che serviva ad alimentarla di acqua. Annesso alla chiesa esisteva un Monastero delle suore di San Benedetto di cui si trova traccia nello stesso quaderno del Camerario. Sul terreno circostante, a quanto risulta, nel 1445 fu costruito un ospizio. Nell'agosto dello stesso anno, due eremiti chiesero, ed ottennero, il permesso di edificare una "domunculam" da adibire a propria "Mansionem" accanto alla chiesa, il cui camposanto venne riconsacrato nel dicembre stesso. Esperienza durata poco: gli eremiti si sono visti allontanare dalla chiesa e, il 26 febbraio 1483 nel palazzo comunale di Udine, la chiesa questa venne concessa all'ordine dei Carmelitani. I frati si impegnarono così ad edificare un monastero, il "Sancte Marie ab Angelis", dove furono sistemati alcuni sacerdoti dell'ordine.

Nel 1525 è testimoniato come, con una processione attraverso le vie cittadine, venne traslata la pala d'altare dalla chiesa del monastero a quella che divenne la sua ultima ed attuale dimora, ovvero in borgo Aquileia nel nuovo convento dedicato a Santa Maria degli Angeli, l'attuale parrocchia del Carmine. Il trasferimento avvenne probabilmente per la pericolosità che a quel tempo si viveva fuori dalle mura, con il rischio di invasioni barbariche e i Turchi che lambirono a più riprese le cinta murarie cittadine. L'icona della Beata Vergine del Carmine quindi resta ai giorni nostri come unica testimonianza della prima chiesa carmelitana a Udine.

L'abbandono e il declino

L'edificio di via Lumignacco non venne più utilizzato e fu lasciato deperire per essere poi demolito alla fine del Settecento e ricostruito come cappella privata della famiglia Moretti che, nel frattempo, era diventata proprietaria dell'area antistante. Durante i lavori nel 1845 vennero recuperati nella tenuta un aureo augusto, diverse monete bronzee e alcune altre antichità, contribuendo così in maniera accidentale alla scoperta di uno dei principali giacimenti archeologici cittadini. Il parroco di San Giorgio la menzionò a metà Ottocento e poi fu ceduta alla famiglia Facchini, che la ereditò nel 1879. Cinque anni dopo, Marco Facchini, facendo scavare per livellare i campi trovò alla profondità di 50 cm le tracce di una necropoli a incinerazione di epoca romanica del 1° sec d.C.: erano presenti diverse tombe dalle quali furono salvate una quarantina di anfore, urne cinerarie, balsami vitrei, due olle e frammenti di vasellame, oltre che sei monete di bronzo risalenti all'epoca di Tiberio ed Augusto.

La vista della proprietà da dentro i Casali San Pietro

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Gli ultimi anni

Nel 1904, da una relazione in preparazione della visita Pastorale di Mons. Pietro Zamburlini del 3 maggio 1904, la chiesa risultava essere "in estremo disordine, nell'abbandono e chiusa". Durante la Prima Guerra Mondiale, dal 1° agosto 1915, la chiesa divenne deposito per le munizioni. Il celebre scoppio del 27 agosto 1917 la danneggiò senza distruggerla. Per anni è rimasta inagibile, con le porte e le finestre murate, fino alla ristrutturazione di qualche anno fa. Ora è abitazione privata, con un bel giardino all'interno dei Casali San Pietro e l'accesso da via Lumignacco. 

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