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Massaggi orientali a Udine, è boom dei nuovi 'centri benessere'

Le strutture dedicate al benessere hanno invaso la città: in alcuni tratti ce n'è una ogni chilometro. L'assessore provinciale Battaglia non abbassa la guardia e annuncia nuove azioni di controllo

I centri massaggio orientali hanno preso piede a Udine. Un vero e proprio boom di strutture dedicate al relax con i ‘trattamenti thailandesi e giapponesi’ che nell’ultimo anno sono sorte in diverse zone della città. 

UNO OGNI CHILOMETRO. Una presenza particolarmente intensa è concentrata nella tratta tra Piazzale Cella e via Caccia: qui se ne contano cinque, praticamente uno ogni chilometro. Tra via Caccia e via San Daniele, in particolare, i centri sono due, separati da poco più di duecento metri.

Si presentano con le vetrine oscurate e una piccola insegna luminosa lampeggiante, molto più evidente con il calare della sera: infatti, alcuni di questi centri rimangono aperti fino alle 23 e, da quanto abbiamo notato, la clientela vi fa visita proprio nelle ore serali, al riparo da occhi indiscreti. Sempre sui vetri esterni è presente l’elenco dei trattamenti. Su alcuni sono stampati i prezzi dei servizi, che variano dai 40 agli 80 euro.

DA INTERNET AI PARCHEGGI. Come detto, questi centri sono talmente visibili e concentrati in città che non hanno bisogno di farsi pubblicità: basta però effettuare una banale ricerca su Internet ed ecco spuntare decine di annunci con ragazze orientali ammiccanti che invitano a provare il ‘relax’ per ‘ridurre lo stress’. Oppure, andando a ritirare l’auto al parcheggio, è usuale trovare sul tergicristallo o tra la maniglia della portiera il bigliettino da visita della struttura.


L'AZIONE DELLA PROVINCIA. Finché le attività si svolgono regolarmente non c’è nessun problema. Ma nei mesi scorsi, sia a Udine sia a Cividale del Friuli, le forze dell'ordine sono intervenute per chiudere alcuni centri che nascondevano un esercizio di prostituzione. A seguito di questi episodi era intervenuta Elisa Battaglia, assessore alle Politiche Familiari della Provincia di Udine: Battaglia aveva annunciato l’invio di una lettera a Camera di Commercio, Prefettura e Ispettorato del Lavoro per chiedere maggiore controlli su questi spazi. Com’è andata a finire? A Udinetoday l’assessore ha aggiornato la situazione:

"Per ora ho ricevuto risposte dal presidente della Camera di Commercio Da Pozzo che, oltre a congratularsi per l'iniziativa avviata dalla Provincia di Udine, concorda sulla necessità di eseguire maggiori controlli su questa tipologia di attività. Dello stesso tenore la risposta ricevuta dalla Confartigianato che ha sottolineato come ‘in qualità di organizzazione più rappresentativa a livello nazionale ha chiesto da tempo maggiori controlli rispetto a tale indecente fenomeno che, oltre a generare sconcerto e ripugnanza dal punto di vista etico e morale, inficia anche l'immagine dei Centri organizzati nella piena legalità imprenditoriale e fondati sul rispetto delle regole’”.  

L’assessore, inoltre, ha dichiarato di attendere risposte dalla Prefettura e dall'Ispettorato del lavoro. “Nel frattempo – aggiunge Elisa Battaglia – siamo soddisfatti di avere come alleato Confartigianato che si è dichiarata propensa a sostenerci nelle azioni volte a tutelare le imprese legalmente istituite”.

Battaglia, però, annuncia ulteriori azioni di controllo: “L'Assessorato da me guidato monitorerà il fenomeno e, in attesa di conoscere le decisioni e gli orientamenti da parte della Prefettura e delle forze dell'ordine si questo argomento, continuerà a sollecitare i dovuti accertamenti che competono ai vari organismi. Del resto, a Cividale un centro massaggi è stato sottoposto a sequestro e nel vicino Veneto numerosi sono stati i blitz da parte delle forze dell'ordine che sono riusciti ad accertare irregolarità palesi come prostituzione e sfruttamento".

Come mai queste strutture continuano a crescere? “Il fenomeno si spiega attraverso gli investimenti stranieri – osserva l’assessore alla Famiglia -: evidentemente, chi ha capitali, la cui provenienza sarebbe tutta da verificare, alimenta circuiti poco chiari, per non dire ambigui, sfruttando alcune lacune della normativa che parrebbe, in questo specifico campo, lasciare spazio anche all'assenza di certificazioni e titoli specifici finalizzati a poter praticare massaggi di natura estetica; servirebbe una legislazione più stringente che non lasci spazi di manovra a sfruttatori e attività illegali; inoltre sarebbero auspicabili quei controlli necessari in grado di far sentire i gestori di simili attività sotto torchio e sotto osservazione, un deterrente capace di limitare il fenomeno”.

NEI PALAZZI DELLA CITTA'. I centri orientali si trovano ai primi piani di palazzi, condomini e zone residenziali: dalla Provincia fanno sapere che sono pervenute alcune segnalazioni di disagio da parte dei residenti. “Le conseguenze su chi abita nei palazzi, su chi vive nei dintorni ma anche semplicemente su chi passa per le strade su cui si affacciano queste foto di donne orientali immerse in vasche da bagno con fiordalisi e ornamentali floreali di varia natura non sono edificanti – spiega Elisa Battaglia –. Il disagio, come ci viene spesso riferito da chi abita in questi condomini, è palpabile. Anche la sottoscritta si trova in questa situazione e con una bambina piccola è ancora più difficile tollerare. Inoltre, la presenza di questi centri massaggi non aiuta l'eventuale riqualificazione di una zona o di una via, determinando, ad esempio, in certi casi, anche una svalutazione immobiliare. Pensiamo a chi deve vendere o affittare un'abitazione: sicuramente dovrà faticare di più per trovare acquirenti o affittuari, idem vale per i negozi”.

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