Cronaca

Centrale dell’abitare, progetto per l’assistenza domiciliare delle persone fragili

Al via un progetto pilota disegnato da AsFO e servizi sociali con il sostegno di Fondazione Friuli e Crédit Agricole FriulAdria. Obiettivo: un nuovo modello di welfare domiciliare

Dall’assistenza sanitaria a domicilio al trasporto di persone non autosufficienti, dall’acquisto del pane alla piccola manutenzione domestica, dalla gestione del rapporto con la badante agli imprevisti del vivere quotidiano. Sono alcuni dei servizi che verranno erogati dalla “centrale dell’abitare” nell’ambito del progetto “Ogni casa è una storia…” ideato dai servizi sociali dell’Ambito territoriale Noncello di Pordenone e dall’Azienda sanitaria del Friuli Occidentale e con il decisivo sostegno di Fondazione Friuli e Crédit Agricole FriulAdria.

Un sistema coordinato di servizi

Il progetto, elaborato tenendo conto delle problematiche emerse durante la pandemia, intende dar vita a un sistema coordinato di servizi per garantire in seno alla comunità l’assistenza domiciliare alle persone fragili attraverso una stretta collaborazione tra servizi sociali dei comuni, azienda sanitaria e terzo settore. Obiettivi non secondari alleggerire le strutture pubbliche e generare un risparmio per le famiglie con disabili e anziani non autosufficienti.

La centrale dell’abitare, che prevede di produrre significativi risultati entro un anno dall’avvio, ha trovato un fondamentale sostegno congiunto da parte di Fondazione Friuli e Crédit Agricole FriulAdria che hanno condiviso le finalità e investito importanti risorse per la sua realizzazione.

«La pandemia ha fatto emergere nuovi bisogni»

«Il difficile momento di pandemia che stiamo vivendo – ha dichiarato Giuseppe Morandini, presidente della Fondazione Friuli - ha fatto emergere nuovi bisogni, sia a livello comunitario che a livello di sistema sanitario, a cui la Fondazione ha inteso dare risposte rapide e risolutive attraverso il Bando Welfare. Il progetto “Ogni casa è una storia” è un’iniziativa di sistema, sperimentale e innovativa diretta a supportare le persone fragili favorendo sistemi di domiciliarità e, come tale, rappresenta un progetto pilota che centra perfettamente gli obiettivi del bando».

«Un'alleanza di comunità»

«Abbiamo voluto partecipare a questa preziosa alleanza di comunità per contribuire a ridisegnare il futuro del nostro welfare e per sostenere le numerose famiglie impegnate nell’assistenza di persone fragili all’interno del proprio nucleo – ha dichiarato Massimo Ritella, direttore regionale di Crédit Agricole FriulAdria – .È un progetto sociale che abbiamo voluto accompagnare fin dalla fase di ideazione riconoscendone il valore per il territorio pordenonese».

«L’amministrazione regionale da decenni sostiene e promuove politiche di assistenza a domicilio alternative all’ingresso nelle strutture residenziali – ha dichiarato la Direzione dell’AsFO –. Più di recente, Aziende sanitarie e Servizi sociali dei comuni sono stati sollecitati a definire progetti personalizzati sostenuti con specifici “budget di salute”. Risorse finanziarie e capacità progettuali tuttavia non bastano. Bisogna garantire che l’assistenza a casa abbia una qualità pari o migliore rispetto alle strutture residenziali».

Nel 2045 quattro milioni di over 65 bisognosi di cure

«Recenti ricerche demografiche e sociali hanno accertato che la popolazione over 65 bisognosa di cura passerà dai circa 2.5 milioni del 2013 ai quasi 4 milioni nel 2045. Contemporaneamente nei prossimi decenni si assisterà ad una riduzione del lavoro di cura familiare di circa la metà rispetto all’attuale e ad un aumento del fabbisogno di sostegni di tipo assistenziale domiciliare – ha dichiarato Eligio Grizzo, presidente dell’Ambito territoriale Noncello –, Inoltre, patologie congenite e croniche faranno emergere problematiche assistenziali anche nella popolazione in età inferiore ai 65 anni. Il sistema di welfare nazionale e locale si troverà, quindi, ad affrontare una crescita imponente della richiesta di ingresso in strutture residenziali che potrebbe risultare insostenibile oltre ad avere un impatto pesante sulla vita di migliaia di persone costrette a lasciare la loro casa e la vita di comunità. I Comuni da tempo sono impegnati nell’assicurare supporti domiciliari che andranno ammodernati e potenziati, nelle strategie, nelle tecnologie e nei metodi di intervento. Per questo intendiamo dare seguito ad una specifica sperimentazione che non ci faccia cogliere impreparati di fronte ai trend del prossimo futuro».

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