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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca

Due centenarie fanno causa a Poste Italiane davanti al Giudice di Pace di Udine

Le due nonnine stanno cercando di riscattare due buoni postali - serie oro - del valore di un milione di lire l'uno

Alla morte del loro amato nipote, morto all'età di 54 anni nel 2013, due zie anziane sono diventate le uniche eredi dei beni del compianto Ciro Piermattei, deceduto celibe e in maniera prematura a Udine. Durante la spartizione dell'eredità, lo scorso anno fra i documenti rinvenuti in casa di Ciro, sono saltati fuori due buoni postali fruttiferi - serie oro - risalenti al 1986, con vigenza trentennale e entrambi del valore di un milione di lire l'uno.

Il conteggio 

Da mesi le due sorelle, Caludia e Francesca Pallotta - classe 1918 -, un tempo residenti anche loro in città e attualmente prese in cura dalle rispettive figlie in Provincia di Torino e a Napoli, stanno provando a riscattare il loro credito, ma la cifra offerta da Poste Italiane fin da subito ha destato in loro qualche sospetto. Su consiglio dei parenti, le due anziane si sono quindi rivolte all'Associazione Italiana Risparmiatori che ora ha fatto ricorso al Giudice di Pace per fare chiarezza sul conteggio del tasso di interesse da utilizzare per la riscossione. Secondo l'associazione, infatti, si tratterebbe dei buoni postali forse con la miglior resa fruttifera fra quelli emessi fra gli anni '80 e i 2000, ovvero quelli con una rendita quasi doppia rispetto a quella generalmente promessa che era dell'8%. Se la liquidazione proposta da Poste Italiane raggiunge a malapena i 12.500 euro, il capitale preteso dalle sorelle Pallotta raggiunge i 21.400 euro. 

Problematica diffusa

L'avvocato Stefano Rossi che segue le due donne non ha dubbi nel definire errato il metodo di calcolo adottato da Poste Italiane ed è per questo che ha fatto causa al Giudice di Pace per conto delle sue assistite. "Loro sostengono che i tassi di interesse da applicare siano quelli che poi si sono susseguiti di anno anno abbassandosi drasticamente; noi, invece, siamo convinti che il tasso da moltiplicare sia quello promesso all'epoca. Ecco quindi la disparità tra la cifra offerta e quella richiesta. Il dato interessante  - precisa il legale dell'associazione - è che sono circa 5milioni gli italiani che possiedono questi buoni emessi prima del nuovo millennio e i contenziosi sugli interessi nati nel tempo, generalmente hanno dato ragione ai risparmiatori fortunatamente". 

Alle due sorelle ora non toccherà altro che aspettare il pronunciamento del giudice previsto tra due-tre mesi, salute permettendo.

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